Arte Terapia


CAFFèLARTE

Sandro Orlandi

"La vera arte è dove nessuno se lo aspetta, dove nessuno ci pensa né pronuncia il suo nome. L'arte è soprattutto visione e la visione, molte volte, non ha nulla in comune con l'intelligenza né con la logica delle idee". Jean Dubuffet

imgTramite l'arte l'uomo può esprimere se stesso e il proprio mondo interiore in modo diretto, immediato, istintivo, senza necessariamente passare attraverso l'intelletto. Il desiderio di lasciare la propria impronta e di esprimere le immagini mentali nasce con l'umanità. Le prime testimonianze si riscontrano nei graffiti rupestri collegati ai misteri della musica e della danza. Gli Egizi sollecitavano le persone affette da disturbi mentali a dedicarsi ad interessi artistici e frequentare danze, mentre gli antichi Greci utilizzavano il potere catartico del teatro e della musica. I Romani, a loro volta, ritenevano la letteratura capace di alleviare le sofferenze, e la musica rimedio alla melanconia. Durante il Medioevo l’arte, intesa come cura dei disturbi emotivi, venne ammantata di magia e superstizione. A partire dall’Illuminismo in poi, è stato privilegiato l’aspetto cognitivo (intelletto, ragione) a discapito della creatività. Durante la Rivoluzione Industriale, in Inghilterra, si praticava una terapia “morale”: i pazienti con disturbi mentali trovavano rifugio in campagna, dove ricevevano cure, assistenza, e svolgevano attività artistiche (pittura, scultura e musica). Vincent Van Gogh trascorse buona parte della sua tormentata vita in uno di questi rifugi. Nel XX secolo si creano concreti presupposti per l’Arteterapia, tramite la psicanalisi e gli studi sul comportamento umano di Freud e Jung. Occorre a questo punto distinguere le Arti Terapie dall'Arte. L'Arte, infatti, non è di per sé un processo necessariamente terapeutico, ma una modalità di esistere dell'uomo che riguarda tre regole fondamentali: comunicare, rispondere a regole estetiche, ripresentare temi universalmente condivisi. L'Arte Terapia condivide con l'Arte solo il primo presupposto, nei limiti dell'hic et nunc (qui e ora) e di chi lo produce: quindi soggettivo come il processo psicoanalitico in sé. Un'ulteriore distinzione crea un margine netto tra l'Arte Espressionista e l'Arte terapia. Infatti, quando l'artista esprime sentimenti profondi, positivi o negativi, la composizione figurativo-segnica ha un ordine intrinseco che non appartiene alla patologia, ma esclusivamente all'Arte. La stessa attenzione deve essere posta per non identificare, erroneamente, l'Arte Informale con le macchie di colore che l'Arte Terapia produce in modo esperienziale: nel primo caso il messaggio e la comunicazione appartengono ad un ordine logico che si esplica nella scelta degli accostamenti di linee e colori; mentre in Arte Terapia tale ordine logico non è richiesto. In questo caso l’opera artistica è concepita come espressione dell’inconscio e derivato del processo di sublimazione degli istinti di base. Tecniche e materiali utilizzati dal paziente gli permettono di comporre un'identità precisa al problema che lo affligge; attraverso l’intervento del terapeuta è possibile raggiungere una nuova visione di tale difficoltà, un’intuizione, un insight che lo avvicini alla risoluzione. In questo contesto i canoni estetici non sussistono, ciò che conta è l’accettazione, la comprensione, e la conte

Sandro Orlandi