A casa dei giovani artisti serbi


CAFFèLARTE

Marthe Happi

"Il ricordo è un modo per incontrarsi". K.Gibran

imgPalazzo Forti, nobile dimora risalente al XIII secolo, struttura museale dal 1982, ospita il quarto appuntamento della rassegna d'Est. La manifestazione, che propone l'arte dei Paesi dell'Europa Orientale, ha come protagonisti giovani artisti serbi - Ana Adamović, Nenad Andrić, Maja Beganović, Nebojša Despotović, Dušica Drazić, Ana Jovanović, Iva Kontic, Žolt Kovać, Aleksandar Maćašev, Goran Micevski, Ana Nedeljković, Branka Nedimović, Vladimir Nikolić, Nina Simonović, Boba Mirjana Stojadinović, Marko Stojanović, Slobodan Stošić, Aleksandra Stratimirović, Nina Todorović, Miloš Tomić, Urtica - che ripropongono l'originaria struttura di Palazzo Forti in una rilettura inedita. Le opere sono allestite come parte integrante dell'arredamento; la modalità espositiva, ideata da Aurora Fonda e dall'artista serbo Nenad Andric, nasce dalla volontà di instaurare un rapporto più intimo tra il visitatore e le opere d'arte, attraverso un'esperienza diretta e personale. All'ingresso della "casa" troviamo due poltroncine di pelle verde, con i segni evidenti dell'uso domestico, poste dinanzi a un piccolo tavolino da salotto di legno e giada..sapore d'altri tempi. Qui trovo una lettera: è un invito di Boba Mirjana Stojadinovic che si rivolge al singolo visitatore, sottoforma di indizio dal quale si sviluppa una sorta di caccia al tesoro. La lettera parla di una chiave, una stanza segreta ed una richiesta curiosa: essere gli occhi della stessa Stojadinovic. Ci chiede un resoconto intimo, personale, diretto di ciò che vedremo e sentiremo. La ricerca ha inizio. Gli artisti hanno abilmente innescato una curiosità ludica, teneramente infantile nello spettatore; si ha quasi voglia di correre alla ricerca di questo segreto, questa sorpresa che sembra pensata proprio per noi. Ci ferma solamente la nostra coscienza adulta: "Dai, non puoi davvero farlo!" . Didascalie informali, dal tono familiare, disseminate lungo il percorso, non fanno altro che parlare al bambino rimasto in noi: Tocca pure, apri i cassetti, le ante, siediti se vuoi riposarti, usa il pc a disposizione, infondo…sei a casa. Il susseguirsi delle sei stanze ammobiliate è un continuo ribadire lo stesso concetto: la tua memoria, i tuoi ricordi, l'intima accoglienza di casa sono l'unico rifugio che hai. Non c'è posto che valga il calore degli oggetti con cui sei cresciuto. La drammatica realtà dei Paesi dell'Est irrompe proprio in questo momento: lo smembramento della Jugoslavia, i complessi rapporti tra le diverse culture, l'orrore della guerra, sono le concrete realtà che questi giovani artisti serbi hanno vissuto. Non sono sufficienti gli spezzoni di video di Ana Adamovic con teneri bimbi in vacanza, a cancellare ciò che i loro occhi hanno visto. I ricordi riemergono inaspettatamente, talvolta basta il contatto con un semplice oggetto, neutro di per sé, ma dal potere talmente evocativo da innescare intense reazioni emotive. Il nostro nemico sembra davvero "il tempo che nega il tempo ", non lasciandoci il legittimo diritto di assaporare e dare un giusto nome a quello che la memoria ci ripropone pescando dagli "armadi del passato". La melodia di un carillon nostalgico amplifica questa sensazione improvvisa. Le stanze proseguono in un susseguirsi di poltroncine, tavolini, piccoli comò e luci morbide. Tutto ci accarezza qui dentro. Se poi si ha la fortuna di capitarci un martedì mattina (come è successo a me), meglio ancora: la "casa" è tutta per voi! Ma non lasciatevi ingannare dal carattere ludico e apparentemente innocuo della mostra..un sagace cinismo è ben nascosto qua e là..vi basterà un'occhiata ai "coniglietti senza cervello" di Ana Nedeljkovic per rendervene conto. Parodia della nostra quotidianità questi conigli, per Nedeljkovic, sono più "think pink" di Barbie, più idioti dei Teletubbies e più assurdi di SpongeBob… . Felici nella loro consapevole e voluta ignoranza, appagati dalla loro stessa superficialità. Nessun elemento manca in questo progetto degli artisti serbi: società, politica, religione, arte, cultura, quotidiano si prestano alla nostra lettura interiore. Il culto del ricordo è ammirevolmente presente nella collettività serba, e motivo di riflessione per noi. Dimenticare significa rimanere in una solitudine incomunicabile, allontana dall'Eternità, proprio come suggerisce l'installazione-esperimento di Goran Micevski e Maja Beganovic: tutto cambia e tutto rimane. Anche la scienza appoggia questa conclusione: la materia non muore ma si trasforma, sopravvive sempre. E impara dal passato.

Marthe Happi