Arte e Televendite: imbonitori o professionisti?


CAFFèLARTE

Staff di ARTantide.com

"Il mondo si fa ingannare facilmente in ciò che desidera". (M. de Montaigne)

Rubrica per Art Weekly Report; 7 Novembre 2011, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

imgIl termine "comunicazione" ha il significato semantico di "far conoscere", "rendere noto". E' un processo costituito da un soggetto che innesca nel ricevente un pensiero e/o un'azione. Lo sviluppo sociale e tecnologico della comunicazione di massa rappresenta il fatto culturale più importante degli ultimi decenni. Le relazioni virtuali soppiantano quelle "reali", mentre si aprono orizzonti comunicativi sconfinati che, paradossalmente, aumentano la distanza tra gli individui vicini. Di pari passo un rapidissimo mutamento sociale fa decadere certezze e riferimenti consueti. Viviamo nell'epoca in cui, parafrasando il sociologo McLuhan, "il medium è il messaggio". Ogni medium suscita negli utenti-spettatori una determinata "forma mentis". Ci sono poi alcuni media che, secondo McLuhan, assolvono soprattutto la funzione di rassicurare, in primis: la televisione. In effetti quest'ultima non crea delle novità, quindi conforta, consola, conferma e "ibernizza" gli spettatori in una stasi fisico-mentale. A differenza di Internet, la televisione favorisce lo sviluppo di un atteggiamento non interattivo, ipnotizza in uno stato di "narcisistico torpore". Facendo leva su questo dato di fatto, la vendita, trova un humus ideale: ecco le "televendite". Inizialmente queste vennero indirizzate a beni e servizi di astrologia, di cartomanzia e simili, tutti campi in cui era facile cadere in forme di sfruttamento della superstizione, o della paura. Tali "imbonitori" approdarono anche nel campo dell'arte. Certo questa non è una novità, da che mondo è mondo i venditori di patacche abilmente lustrate riescono, nostro malgrado, a consigliare in malafede ingenui compratori. Certo, questa tattica commercialmente "spinta", difficilmente attecchisce quando il malcapitato telespettatore possiede un minimo di sfarinatura nel campo. Senza dubbio la comunicazione che si stabilisce tra mittente e destinatario è, in questo caso, fortemente disonesta sia a livello artistico sia a livello economico e non soddisfa per niente l'acquirente. Purtroppo queste spiacevoli situazioni si ripropongono di tanto in tanto e le spese le paga l'Arte (oltre allo sfortunato telespettatore), poiché viene portata sullo stesso livello di fantomatici intrugli "miracolosi" in grado di trasformare una taglia 56 in una 38! La ricerca artistica perde così di credibilità e con essa gli artisti, le opere e il lavoro meticoloso di chi cura con passione questi delicati rapporti. Successivamente, molti operatori si diedero un codice di autoregolamentazione, impegnandosi a non proporre dichiarazioni o rappresentazioni che potessero indurre in errore gli utenti televisivi/consumatori, anche per mezzo di omissioni, ambiguità o esagerazioni. In particolare per ciò che riguarda le caratteristiche e gli effetti del servizio, le condizioni di vendita o di pagamento, il prezzo, le modalità della fornitura e l'identità delle persone rappresentate. A tal proposito il lungimirante McLhuan sosteneva che "se non abbiamo gli anticorpi intellettuali adatti,siamo portati ad accettare qualsiasi cosa come assioma assoluto"[..]. "Se invece riusciamo a evitare di essere fagocitati, possiamo guardare la tecnologia dall'esterno, con distacco, e a quel punto riusciamo non solo a vedere con chiarezza i principi sottostanti e le linee di forza che esercita, ma anche i mutamenti sociali diventano per noi un libro aperto, siamo in grado di intuirli in anticipo e (in parte) di controllarli". (pp. 19-20, da "Gli strumenti del comunicare"). E' quindi un male o un bene la presenza dell'arte tra le innumerevoli trasmissioni televisive che ora abbiamo a disposizione? Si può ancora parlare di qualità e trasparenza del medium? Proseguiremo l'analisi nel focus della prossima settimana, e le sorprese non mancheranno.img

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