Parole, Parole, Parole...


Arte contemporanea: movimenti artistici e riflessioni

Katia Caloi e Sandro Orlandi

"Sono un poeta, un grido unanime, sono un grumo di sogni".-Giuseppe Ungaretti-

Rubrica per Art Weekly Report; Novembre 2011, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

E. Miccini, Anche il silenzio è parola, 1985
E. Miccini, Anche il silenzio è parola, 1985

Nell'epoca della scrittura digitale è arduo rinvangare il delicato fruscio di un foglio carta; la sua sottile tensione sotto la pressione di un pennino ad inchiostro…eppure la scrittura ha affidato a questo supporto milioni e milioni di parole. La Poesia in primis. E cosa succede quando il supporto si macchia? Quando la carta viene accidentalmente strappata o piegata? O quando ancora il margine esterno non è sufficiente a contenere l'impeto dello scrittore e le parole si riversano sulla scrivania? Sono situazioni che ci accomunano, a partire dai banchi di scuola.. ma saperne cogliere la poesia, o meglio, la Poesia visiva di tali esperienze non è certo da tutti. Questo movimento non si è arreso all'univoca alleanza tra scrittura e testo poetico, ma ha saputo sempre trovare nuovi campi d'indagine, allargando il cerchio. Oltre alla scrittura "verbovisiva” , ci troviamo di fronte ad un'arte “plurisensoriale”. Una sinestesia, un’idea di arte totale capace di mettere in funzione tutte le facoltà dell’uomo.Nella poesia visiva la scrittura trasloca su un corpo, su un pavimento, su un muro, di certo fuori dal raggio d'azione delle convenzioni. Tra i più appassionati "ricercatori" di interdisciplinarità troviamo Eugenio Miccini (Firenze, 1925-2007). L'artista fiorentino, fondatore con Lamberto Pignotti del Gruppo 70, punta alla sinestesia più vasta, includendo negli spettacoli suoni e rumori, gesti e azioni, materiali più disparati, giornali e riviste, profumi e vivande. I cinque sensi sono motivo di forte interesse anche per l'amico Lamberto (Firenze, 1926) che procede rapportando codici e segni di diversa provenienza, realizzando “cine-poesie”, libri oggetto di plastica, “chewing poems”, poesie da mangiare, da bere e da toccare. Pignotti crede talmente nelle potenzialità della poesia visuale, da auspicarsi l'avvento di un nuovo modello di comunicazione, condivisibile da tutte le nazioni. Se la matematica ha potuto farlo, perché il linguaggio visuale non può tentare la scommessa? In fondo la parola in sé ha una sua visività, una presenza fisica reale. E su queste riflessioni si inserisce il lavoro di Ugo Carrega (Genova Pegli, 1935). Le parole non devono più evocare solo immagini, ma dire se stesse, in unione ad altri segni e colori. Anche i supporti hanno la loro fisicità e importanza. Attraverso la carta colorata e stampata si può re-inventare un mondo con forme e connotazioni concettuali nuove. Jiri Kolar (Protivín, 1914-Praga, 2002) ne è perfettamente convinto. Tra i principali esponenti del Gruppo 42, egli realizza i primi collages già alla fine degli anni Trenta, proseguendo oltre la bidimensionalità del foglio ed esplorando nuovi territori figurativi e poetici. Nelle sue opere emerge un'ironia sottile, seguita da un'introspezione profonda. Tra chi "esplode" in vulcaniche argomentazioni e attività performative, esiste sempre una "controparte implosiva": Emilio Isgrò (Barcellona, 1937) ne è l'esempio. La ricerca del significato viene ora raggiunta tramite la negazione della parola: la sua è una poetica della cancellatura. Il poeta-artista realizza estrapolazioni alfabetiche coprendo, ad esempio con una macchia, una determinata parola o intera frase di un testo, obbligandoci a codificare un nuovo significato. La cancellatura separa la parola dal resto del mondo, la riscatta e la libera, rendendo visibile il suo potere evocativo. Tutto questo è, in poche parole, Poesia Visiva.

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Katia Caloi e Sandro Orlandi