GRUPPO T


Arte contemporanea: movimenti artistici e riflessioni

Katia Caloi e Sandro Orlandi

"Il tempo che abbiamo quotidianamente a nostra disposizione è elastico: le passioni che sentiamo lo espandono, quelle che ispiriamo lo contraggono; e l'abitudine riempie quello che rimane".-Marcel Proust-

Rubrica per Art Weekly Report; Novembre 2011, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

D. Boriani, Superficie magnetica, 1961
D. Boriani, Superficie magnetica, 1961

Nel 1959 a Milano si costituisce il Gruppo T (dove T sta ad indicare l'iniziale della parola tempo). Incanalandosi nel vasto filone della ricerca cinetica, questi artisti si pongono l'obiettivo di indagare le relazioni spazio-temporali in continua mutazione, alla quale anche l'opera d'arte sembra doversi adeguare.Questo fecondo laboratorio artistico rimase attivo fino alla fine degli anni Settanta, ed era composto da giovani frequentatori dell'Accademia di Brera: Davide Boriani, Gabriele De Vecchi (fondatori), ai quali si affiancarono con entusiasmo Giovanni Anceschi, Gianni Colombo e Grazia Varisco. Il tempo, interpretato come variabile del divenire, è il fulcro attorno al quale si determinerà il coinvolgimento totale dello spettatore. Ne risulta un nuovo rapporto che, tra opera e fruitore, porterà l'arte ad essere vissuta dagli spettatori, in un'esperienza fortemente soggettiva e multisensoriale. Prendono vita opere "a quattro dimensioni", dove la componente temporale viene percepita tramite la variazione continua e imprevedibile dell'immagine. La ciclicità del movimento meccanico è scongiurata dalla componente casuale che rende in tal modo possibile l'intervento dello spettatore. Ciò avviene in modi e tempi assolutamente non prevedibili dagli stessi autori.Il gruppo T espone per la prima volta nel gennaio 1960 con la mostra "Miriorama", presso la Galleria Pater di Milano, alla quale seguiranno numerose edizioni. Dal 1964, il gruppo amplierà l'indagine artistica, attraverso la realizzazione di ambienti immersivi e interattivi. Tali lavori sono finalizzati a modificare le aspettative dello spettatore, tramite l'ausilio di trucchi illusori e distorsioni percettive che alimentano "l'imprevedibilità" dell’opera. Si tratta di opere che esistono solo in merito alla presenza o all'intervento diretto del fruitore. Inizialmente questi artisti lavoravano con piccoli oggetti, ad esempio lo "Sferisterio" realizzato da Grazia Varisco nel 1960. L'opera in questione era composta da una serie di semisfere bianche, posizionate su una superficie in metallo disposta verticalmente. La disposizione delle semisfere non era fissa, ma permessa dalla presenza di calamite retrostanti, negando così la disposizione definitiva dell'oggetto-arte. Successivamente la ricerca sull'interazione si è spostata su scala più ampia con gli ambienti, come la "Camera Distorta Abitabile", (Boriani - De Vecchi 1970). Tutto in questa stanza è illusione e l'osservatore, entrando fisicamente nell'ambiente, contribuisce attivamente al completamento dell'opera stessa.L'intervento del visitatore restituisce senso al lavoro artistico. E' la presenza di chi guarda, tocca, cammina, respira a confermare che: "Sì, ora esiste l'opera".

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Katia Caloi e Sandro Orlandi