Un arte di Non Azione


Arte contemporanea: movimenti artistici e riflessioni

Katia Caloi e Sandro Orlandi

"Amo i colori, tempi di un anelito inquieto, irresolvibile, vitale, spiegazione umilissima e sovrana dei cosmici "perché" del mio respiro".-Alda Merini- (poetessa e scrittrice italiana, 1931-2009)

Rubrica per Art Weekly Report; Dicembre 2011, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

Mark Rothko, "Untitled ", 1964.
Mark Rothko, "Untitled ", 1964.

Non sempre l'Azione è causa dell'opera d'arte..per chiudere il grande cerchio dell'Arte Informale dobbiamo affrontare l'esperienza della Non Azione. E' il momento contemplativo dell'Informale, il Segno e la Materia si dilatano, si appianano e si fondono sulle tele; la tensione si allenta e torna il cromatismo con capacità espressiva. I maggiori esponenti della pittura d'Inazione sono Mark Rothko, Barnett Newman e Adolf Reinhardt.
Markus Rotkowics, noto come Rothko, nasce a Daugavpils, Lettonia, nel 1903. Si trasferisce a Portland, in Oregon (U.S.A) nel 1913. Le sue opere recuperano il colore, non la materia; fasce cromatiche si susseguono e si fondono le une nelle altre in un tonalismo che ricorda vagamente la pittura di Giorgione. Sono colori morbidi, languidi che si lasciano assaporare e attraversare senza opporre resistenza. Nonostante gli anni dell'Informale siano ben distanti dalla Classicità, tutti i pittori di Inazione la evocano in qualche modo. Chi nelle scelte cromatiche, chi nel denominare i propri lavori. Ne è da esempio Barnett Newman, nato a New York nel 1905. Non inganni il luogo di nascita, la famiglia di Newman è originaria della Russia. B.Newman utilizza spesso la lingua Latina per indicare le sue opere, che vengono realizzate tramite enormi campiture monocromatiche. Ci sono delle linee verticali, ma non sufficientemente regolari per includere l'artista nella sfera dell'Astrattismo. Con Ad Reinhardt ( Adolph Frederick Reinhardt) nasce nel 1913 a Buffalo, New York, ma le sue origini sono prussiane. La sua arte, infatti, parte dell'esperienza europea di Cézanne, passa attraverso Mondrian per poi sfociare, nell'ultimo periodo della sua vita, ad un arte radicale. Solo opere Nere. Pieno clima di Guerra Fredda. A suo parere l'arte, giunta a questo punto, non poteva presentare altro che un quadrato nero ripetuto all'infinito. E' fermamente convinto di poter realizzare in tal modo un'arte "libera, non manipolata, inoppugnabile, irriducibile, non fotografabile, irriproducibile, icona inspiegabile". Come dargli torto...? I suoi quadrati neri sono tele mute, con croci appena percepibili. Certo è che Ad Reinhardt sfida i limiti della visibilità, superando la retorica contraddittoria della critica a lui contemporanea e le influenze di un mercato sempre più commerciale.

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Katia Caloi e Sandro Orlandi