REQUIEM alla Biennale di Venezia


CAFFèLARTE

Staff di ARTantide.com

"Il progresso ha i suoi svantaggi, di tanto in tanto esplode". -Elias Canetti- (scrittore bulgaro, 1905-1994)

Rubrica per Art Weekly Report; 12 Dicembre 2011, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

imgDomenica 27 Novembre: ultimo giorno alla Biennale di Venezia con il suo 54° abito. Una sorta di corteo funebre si spande qua e là un pò smarrito, cercando di trovare quell'opera indimenticabile, chissà però in quale padiglione era; ultime foto strappate alle installazioni, ultime corse alla ricerca dell'immancabile catalogo. Non di certo la fine dell'arte contemporanea, tutt'altro! Essa rappresenta un'arte profondamente triste, una sorta di memento mori. Aria che si respira a partire dal padiglione svizzero. Qui è stato attutato un rituale di imbalsamazione pseduo-spaziale; metri e metri di argentea stagnola hanno avviluppato la fisicità di sedie, telefoni, Barbie, riviste, vecchi televisori. Un'accozzaglia di oggetti da discarica che probabilmente avevano sognato di essere astronauti, e invece niente; tristemente lì a farsi coraggio l'un l'altro dentro la carta stagnola! Stessa aria nel padiglione della Gran Bretagna: squallidi tuguri pieni di polvere, impregnati di una realtà poverissima appartenente a secoli passati..una tristezza inconsolabile. Per non parlare del padiglione della Germania: apoteosi della tragedia umana, si cerca l'assolvimento della pena in una vera e propria ricostruzione di una chiesa. Tra macabro e blasfemo. I Tedeschi sono i migliori in quanto tipo di ambientazioni; come pure gli Israeliani, che nel loro non lontano padiglione hanno inserito un groviglio di tubazioni, memoriale dello sterminio al gas. I Russi, a loro volta si inseriscono nel filone dell'amarezza, dedicando una stanza alla povertà di letti a castello in legno, emblema dei "dormitori" dei lagher. Non si comprende però l'accostamento con le briccole veneziane situate al centro della stanza..Si prosegue poi con il padiglione austriaco, organizzato a cimitero, con tanto di immagini al caro estinto. Non lontano ci sono le piroghe di Plessi poste perpendicolarmente al pavimento, conficcate come frecce nel terreno, minacciano d'inabissarsi. Ed infine, dulcis in fundo, il padiglione dell'Ungheria "Crash", dove fa bella mostra di sè un auto incidentata e nella quale viene inserito un deprimente video. I servizi igienici, poco lontani, hanno la presunzione di "fare il verso" ai padiglioni..la cosa ci diverte, anche perché lo stesso Duchamp trovò l'orinatoio un oggetto interessante! Questi sono solo alcuni esempi, anche se eclatanti, di come i curatori incaricati intendano l'arte di oggi. Certo, è più facile rappresentare delle tragedie che rappresentare aspetti positivi e costruttivi. Torna alla mente la dichiarazione dell'indimenticabile Totò: "E' più facile far piangere che far ridere..". Ebbene i curatori delle ultime biennali stanno perseguendo la via più semplice, e ci stanno riuscendo benissimo. E' mai possibile che non si possa uscire da questo triste cliché? Ci rifiutiamo di pensare che tutta l'arte contemporanea sia orientata verso il dolore. Esistono dei validi esempi, come il padiglione del Giappone, bellissimo ed originale, oppure quello del Venezuela; lontani, fortunatamente, dall'oblio Europeo. Poche anche se qualificate presenze non fanno primavera. Probabilmente le attuali difficoltà dell'Europa sono anche frutto di questo modo di vedere le cose. Questo insanissimo generale masochismo galvanizza la nostra tragedia, portando noi stessi a divenire inconsapevoli complici nel deprimere la nostra gente. Abbiamo bisogno di speranza, ottimismo, riscatto. Elementi presentissimi nei Paesi che da qui a poco ci domineranno: pensate alla Cina, all'India al Brasile. I loro artisti sono ricchi di intusiasmo, di indicazioni positive, critici ma ironici, mai tragici. Le loro potenzialità sono in continua crescita e motivo di spronamento per noi. Nel passato l'Oriente guardava all'Occidente per apprendere i segreti sulla Prospettiva; ora è l'Occidente bisognoso di nuove prospettive.....img

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