PITTURA ANALITICA


Arte contemporanea: movimenti artistici e riflessioni

Katia Caloi e Sandro Orlandi

"Se i quadri si potessero spiegare e tradurli in parole, non ci sarebbe bisogno di dipingerli."-Gustave Courbet-

Rubrica per Art Weekly Report; Dicembre 2011, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

G. Zappetti, opera della serie "La trama e l'ordito"
G. Zappetti, opera della serie "La trama e l'ordito"

La Pittura Analitica – definita anche Nuova pittura, Fundamental Painting, e Pittura Pittura è una tendenza artistica che ha rivestito una notevole importanza nella ricerca artistica italiana a partire dagli anni Settanta. A questa corrente hanno aderito anche pittori francesi e tedeschi, decisi a reagire alle Leggi dell’Arte concettuale che considerava il mezzo della pittura come assolutamente superato e obsoleto. Consapevoli dell'importanza dovuta all’analisi e alla conoscenza dei vari mezzi espressivi, ma altremodo convinti che la pittura abbia ancora molto da esprimere, questi artisti lavorano applicando alla pittura la stessa analiticità che i colleghi concettuali riversavano nell’indagine estetica del reale. Il risultato ottenuto è così duplice: la pittura diviene oggetto d'indagine dell'artista e perde, nel contempo, ogni referenzialità. L'accento è posto da questi pittori sulla pratica pittorica e sui suoi meccanismi interni, ossia sulle relazioni tra gli elementi fondanti la pittura, quali superficie, supporto, colore, segno. La pittura non deve più rappresentare qualcosa per essere legittimata, ma è sufficiente che parli di se stessa, che indaghi il rapporto tra l'artista e la tela, e tra l’azione dell'artista e la traccia che di essa rimane. Tra i precursori della tendenza si ricordano Rodolfo Aricò e Mario Nigro. Tra i pittori analitici: Luciano Bartolini, Enzo Cacciola, Carlo Battaglia, Paolo Cotani,Marco Gastini, Giorgio Griffa, Claudio Verna, Paolo Masi, Claudio Olivieri, Elio Marchegiani, Vittorio Matino, Carmengloria Morales, Riccardo Guarnieri, Pino Pinelli e Gianfranco Zappettini. La corrente artistica analizza le “strutture” dei linguaggi (visivi, verbali, musicali, ecc.), nelle loro forme elementari e complesse; aderisce all'assunto che sono le stesse operazioni utilizzate per realizzare l'opera a definirne il Concetto. A tale scopo concorrono tutti gli elementi della pittura: supporti in tela, segno e colore. Quest'ultimo, in alcuni casi, abbandona la stesura monocroma e conserva il gusto dell’emozione. E' a questo punto che si inserisce il lavoro di Claudio Verna, artista capace di rendere manifeste sia la facoltà mentale sia quella emozionale. Verna sostituisce il disegno preparatorio in bianco e nero con il colore stesso, in base a solide coordinate spaziali. Esperienze simili si verificano anche nei lavori di Gianfranco Zappettini. L'artista prepara la tela con il nero, stendendovi sopra con un rullo, a più riprese, acrilico bianco misto a polvere di quarzo. Se il nero viene ricoperto primo del numero di mani previste, l'opera è conclusa. Dopo numerose esperienze, dovute a viaggi in Europa e Oriente, Zappettini si concentra sull'aspetto simbolico dalla trama e dell'ordito: opere monocrome in blu, poi rosso, giallo ed infine ritorno al bianco. Quando il colore prevale nettamente sulla forma, ci si avvicina all'esperienza artistica di Rodolfo Aricò. Le sue sono splendide sagome cariche di colore, con un forte carattere strutturale che conquista la tridimensionalità. Eppure, come sottolinea Gillo Dorfles, la pittura di Aricò rimane "cromaticamente ambigua". Le sagome generano incertezza percettiva, come se si prendessero gioco della prospettiva; mentre i colori, spruzzati a gocce, non risultano uniformi ma sono causa di molteplici sfumature non circoscrivibili. In queste numerose indagini artistiche scaturisce il desiderio di svincolare la Pittura dalla rappresentazione, legittimandola così com'è, lasciando ad essa l'arbitrarietà nello scegliere di parlare di sé o tacere, di manifestare il rapporto tra l'artista e la tela, e della traccia che di tale intimo rapporto è rimasto.

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Katia Caloi e Sandro Orlandi