Che fine hanno fatto le idee?


CAFFèLARTE

Marthe Happi

imgIn questi anni si è fatto tanto parlare di arte legata in maniera ferrea al mercato, gli stessi artisti sono diventati dei manager di se stessi e le loro opere sono state proposte come fossero delle azioni di società quotate. Le piazze più accreditate sono state le aste e le fiere, queste ultime aumentate di numero in maniera esagerata, soprattutto in Italia. Ora con la crisi che sta stringendo tutto il mondo occidentale, con le borse che fanno a gara nel ”bruciare” il valore delle capitalizzazioni, anche gli artisti si stanno interrogando sul senso del loro fare. Cominciano a mettere in dubbio tutte le strategie fino ad oggi usate ed a riconsiderare il mercato non più come un valore assoluto a cui compiacere o un modello da seguire. Fino ad oggi una delle principali preoccupazione degli artisti è stata anche quella di inventare qualcosa di originale, di inedito, si sono avvalsi di nuovi strumenti, tra i più sofisticati, come il laser, e di tutta la tecnologia legata al digitale. quasi una gara per arrivare prima a fare delle cose che altri non avevano ancora fatto. Non si è trattato di “osare” (termine che nell'arte del secolo scorso ha significato tanto) ma di “usare”, l'idea quindi molto spesso viene suggerita da altre scienze. Ed il concetto, ovvero l'idea che l'artista intende trasmettere, che fine ha fatto? Le idee spesso si adattano alle nuove metodologie, raramente invece le dominano. La tecnica ha da sempre influenzato gli artisti, basti solo pensare a cosa ha significato l'avvento della fotografia, ma mai come oggi essa ha preso il predominio sul pensiero. Viste le proposte artistiche più considerate, anche se frutto di particolari invenzioni tecniche, esse necessitano ugualmente di una spiegazione letterale, e tanto più questa è intrisa di contenuti e di riferimenti culturali, tanto più essa risulta convincente. Ed in questo senso le nostre scuole d'arte e le nostre accademie si sentono fortemente spiazzate, e quando esse si adeguano al tecnicismo imperante le soluzioni risultano già obsolete. Le scuole dovrebbero mettere in soffitta tutti i tradizionali rudimenti artistici, spogliarsi da ogni lusinga tecnologica e limitarsi a dissertare di filosofia, di sociologia ed anche di economia, così i futuri artisti sarebbero costretti a confrontarsi solo sul piano delle idee e dei contenuti e forse i risultati potrebbero essere sorprendenti.

Marthe Happi