In ritorno da Singapore: Hic sunt leones!


CAFFèLARTE

Katia Caloi

"Molte persone credono di riflettere mentre stanno solo riordinando i loro pregiudizi." -William James- (1842-1910), filosofo americano.

Rubrica per Art Weekly Report; 9 Gennaio 2012, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

imgDi certo non è proprio dietro l'angolo, eppure Singapore, insieme a Dubai e Las Vegas, è uno di quei rari posti al mondo dove, non la natura, ma l'artificio spinge alla riflessione.Chi ha avuto modo di visitarla comprende benissimo cosa intendiamo dire. Per chi invece non ha ancora in programma un viaggio di circa 12 ore, proponiamo la lettura di seguito. Probabilmente noi europei pensiamo di essere totalmente a conoscenza delle ultime frontiere dell'architettura e dell'arte..questa innata presunzione è d'altra parte sedimentata da secoli e secoli di storia che hanno invecchiato precocemente il nostro continente rispetto agli altri. Con questo imponente bagaglio è difficile approcciare, liberi da pregiudizi, culture differenti dalla nostra. Tanto più se il Paese, o meglio la Città Stato in questione, vanta una nascita ignota, segnata più dal traffico commerciale che da altro. La critica e l'antropologia avranno bisogno di tenersi per mano in questo percorso. Il 17 febbraio 2012 sarà il primo anniversario dell'inaugurazione dell'Art Science Museum di Singapore. L'edificio è a dir poco sorprendente, una struttura impensabile per i nostri spazi e occhi europei: un' incredibile fiore di loto dalle misure vertiginose si erige orgoglioso nel complesso di Marina Bay Sands. Sembra che l'architetto israeliano Moshe Safdie abbia disegnato l'ambizioso progetto ispirandosi ad una mano aperta, per alcuni un fiore, in omaggio al mondo intero. La struttura ospita 10 dita o petali, dove il più alto raggiunge i 60 metri da terra. Internamente le gallerie si dispongono lungo i singoli petali, illuminate da un unica luce naturale che ne fa risaltare l'andamento curvilineo. Il tutto si dispone su tre piani, per un totale di 50.000 metri quadrati occupati da 21 gallerie d'arte e mostre permanenti. A sorpresa troviamo proprio qui una delle macchine per volare di Leonardo Da Vinci e, poco più in là, uno strano pesce frutto di raffinatissima ingegneria robotica. Dicono che i curiosi accostamenti degli oggetti siano motivo per far scaturire nell'immaginario del visitatore le varie tappe della storia umana.Tornando all'edificio scopriamo che la sua realizzazione ha una fortissima connotazione funzionale: il tetto concavo permette di raccogliere l'acqua piovana (presenza quotidiana e costante a Singapore dalle 15:30 alle 18:00), convogliandola in una cascata alta ben 35 metri che si riversa nell'atrio centrale del Museo, dando vita ad un laghetto di delicate ninfee. Non finisce qui. L'acqua piovana viene pure riciclata per l'utilizzo dei bagni, secondo un ben riuscito piano ecologico. Dopo tale accecante meraviglia architettonica incappiamo in un insolita mostra. Il museo celebra e ricorda l'affondamento del Titanic nel suo triste centenario. Il percorso è studiato come replica del viaggio del passeggero Robert, rivivendo la drammatica esperienza. Ci sono intere ricreazioni delle cabine, delle caldaie ecc.. pure una parete di ipotetico ghiaccio dove lasciare l'impronta della propria mano.. tipo Holliwood Boulevard. Le rivisitazioni sono estremamente curate, a partire dalla carta d'imbarco consegnatami all'ingresso. Ma il tutto, a partire dalla scelta della "mostra" , ci lascia un pò perplessi. Questa è una delle situazioni-madre in cui gli europei cadono, o annegano, quando visitano un Paese fortemente moderno e lontano dal concetto di Storia. In effetti a Singapore non esiste un'etnia, né una tradizione fissa, tanto meno un passato storico definito. Le sue coste sono state raggiunte da cinesi, indiani, arabi e portoghesi. I singaporesi si riconoscono singaporesi e basta, senza rimuginare sull'origine della propria razza o cultura d'appartenenza. Una condizione esistenziale quasi inaccettabile per noi europei, ma che ne fa la forza di questa armoniosa ed eterogenea popolazione. Eppure Singapore punta a divenire la nuova città del Rinascimento, trasformando la cultura in un grande business. Le risorse, l'iniziativa, la creatività e l'ambizione della "città del leone" crescono a livello esponenziale, supportate da una collettività giovane e intraprendente. E' negli intenti e nelle modalità per realizzarli che la megalopoli asiatica assume un'identità chiaramente riconoscibile. Cosa teniamo ora? Il contenuto o il contenitore? Il Passato o il Futuro?Buona riflessione a tutti. img

Katia Caloi