Astrattismo: la realtà del noumeno


Arte contemporanea: movimenti artistici e riflessioni

Katia Caloi e Sandro Orlandi

"Il colore è un tasto, l'occhio il martelletto che lo colpisce, l'anima lo strumento dalle mille corde".(V. Kandinsky)

Rubrica per Art Weekly Report; Gennaio 2012, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

P. Mondrian, Composizione n°10 (molo e oceano), 1915
P. Mondrian, Composizione n°10 (molo e oceano), 1915

Il movimento si inserisce nel clima noetico del primo Novecento. Il termine, dal latino "abstrahere", significa "distaccare”, “tirar fuori”, “allontanare". Questa tendenza, avanguardia artistica a partire dal 1910, è tuttavia sempre esistita nell’arte e nelle modalità di espressione umana. Basti pensare che da processi di pura astrazione sono stati generati numeri, segni e parole. Si tratta di recidere il rapporto con la realtà, o meglio, si trasferisce "il piano di lavoro" in una griglia mentale. L'Astrattismo approda dopo tutte le esperienze artistiche che avevano già minato la tradizione della rappresentazione, passa attraverso Cézanne, Picasso, Braque, e giunge alle estreme conseguenze con Kandinsky, Mondrian e Malevich. La pittura si emancipa definitivamente dalla mimesi, mentre i procedimenti percettivi divengono il nuovo campo d'indagine dei pittori astrattisti: in particolare i rapporti tra forma e colore e ritmo compositivo. Dopo secoli di sudditanza alla rappresentazione mimetica della realtà, l’artista conquista ora la piena libertà d'espressione, palesando la propria interiorità, sensibilità e spiritualità.
Il primo ad abbracciare il cambiamento è il russo Vassily Kandinsky (Mosca 1866 - Neuilly-sur-Seine 1944) il quale, nel 1910, realizza quello che è stato definito il "primo acquerello astratto". Ai nostri occhi nient'altro che scarabocchi, significante puro, liberazione di energie inconsce, che omologamente alle cellule, sono portatori di vita. La pittura può comportarsi come la musica, forme e colori divengono suoni, evocano le stesse sensazioni suscitate da una melodia. Quella di Kandinsky rimane una poetica elegante, flessibile, curvilinea, non sarà mai definitivamente geometrica.
E' con Piet Mondrian (Amersfoort-1872, New York-1944) che la dimensione del noumeno viene messa a nudo. Tra il 1908 e il 1912 esegue il “Ciclo dell'Albero”, con il quale, partendo dalla rappresentazione tradizionale della pianta, giunge all'iperuranio delle forme, in un geometrismo radicale, dominato univocamente da linee rette e angolo retto. Utilizzerà solo bianco e nero, qualche volta colori primari: giallo, rosso, blu. La sua è una geometria pura, incontaminata, razionale, immobile.Le sue opere sono clausure esorcizzate da ogni emozione.
In quegli stessi anni il russo Kasimir Malevich (Kiev-1878, San Pietroburgo-1935) raggiungerà la definizione più radicale di pittura non rappresentativa. Nasce con lui il Suprematismo, dove il "non figurativo" palesa la propria supremazia sulla pittura naturalistica, poiché è l'espressione della pura sensibilità dell'artista. Vengono abolite persino le variabili cromatiche e formali. Ecco "Quadrato nero".
Reale è solo l'emozione prodotta, tutto il resto è lusinga della forma.

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Katia Caloi e Sandro Orlandi