Le origini dell'Astrattismo in Italia


Arte contemporanea: movimenti artistici e riflessioni

Katia Caloi e Sandro Orlandi

“La bellezza della necessità è materia di scandalo per il pubblico abituato alla necessità della bellezza”.(da “Kn”) - Carlo Belli -

Rubrica per Art Weekly Report; Gennaio 2012, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

M. Radice, 1967
M. Radice, 1967

In Italia l'Astrattismo venne accolto piuttosto tardi, attorno agli anni '30, ma si sviluppò in forme di grande spessore artistico, che aprirono la strada a molti dei più originali movimenti del secondo '900. E' in Lombardia, tra Como e Milano, che si elaborano le prime prove di un'arte non oggettiva, in relazione profonda con il dibattito internazionale delle avanguardie. Il gruppo lariano, composto da Aldo Galli, Carla Badiali e Carla Prina, venne ispirato dall'architetto Giuseppe Terragni e dai pittori Manlio Rho e Mario Radice. Tra questi circolavano i testi del Bauhaus dove Kandinsky aveva insegnato fino al 1932, e il razionalismo vitale e originalissimo del grande artista russo trovava accogliente spazio nelle rielaborazioni di Terragni. Ne esce un astrattismo puro con richiami al Suprematismo, ma con anima decisamente italiana. Da queste esperienze nasce la nota "Casa del Fascio", simbolo dell'originalità dell'ambiente artistico comasco: un parallelepipedo di marmo bianco, alleggerito dal ritmo delle finestrature e affrescato internamente da pure e vivaci geometrie.
A Milano la Galleria "Il Milione" fu il punto di ritrovo di un gruppo molto eterogeneo (guidato dalle teorie di Carlo Belli espresse nel testi "KN", dove aspira a realizzare un' arte simbolo di un nuovo ordine, priva di fini illustrativi e cronachistici) che annoverava Mauro Reggiani, Lucio Fontana, Atanasio Soldati, Osvaldo Licini e Luigi Veronesi. Il gruppo milanese realizzò un'arte più "istintiva", a partire, ad esempio, dalle linee oblique convertite da Reggiani in eleganti geometrie; oppure dalle colorate forme abilmente sintetizzate da Osvaldo Licini. Nel 1934 la galleria ospitò una personale di Kandinsky; la mostra molto probabilmente vista da Mario Radice che ne portò il messaggio a Como, dove mise presto radici. Nello stesso anno venne realizzata una collettiva con opere di Bogliardi, Ghiringhelli e Reggiani, esposizione che fornì l'input per pubblicare la "Dichiarazione degli espositori", considerata il primo manifesto dell'astrattismo italiano. Il "Milione" diventa in breve il centro delle esperienze astratte italiane, che si innestano sulla linea di ricerca del Bauhaus e del Costruttivismo russo. In questo ambito non è possibile radunare in un movimento unitario tutti gli artisti, poiché si tratta di orientamenti differenti, talvolta radicalmente diversi, la cui vicinanza si instaura o per affinità dello strumento formale adottato, o per la comune tensione a conciliare lo "spirito moderno" con una reinterpretazione originale dell'identità storico-culturale di partenza. Nel frattempo gli artisti operanti nell'ambito di questa tendenza trovano sempre maggiore spazio nelle manifestazioni della cultura ufficiale, partecipando alle quadriennali del 1935 e del 1939.
Dopo il 1945 l'Astrattismo diviene questione centrale dell'arte contemporanea, in un susseguirsi di eventi nei quali l'alternativa astratto-figurativo supera la questione estetico-formale per indagare il problema più vasto dei rapporti tra arte, società e politica.

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Katia Caloi e Sandro Orlandi