Arte: leggere le istruzioni prima dell'uso


CAFFèLARTE

Staff di ARTantide.com

“Il perturbante è quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare”.(Sigmund Freud)


Rubrica per Art Weekly Report; 13 Febbraio 2012, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

imgTachicardia, vertigini, confusione generale, perdita dei sensi, allucinazioni, raptus distruttivi o cleptomani... se avvertite anche solo uno di questi sintomi visitando un museo, una città d'arte, o siete al cospetto dell'opera del vostro artista preferito, significa che siete stati colti dalla sindrome di Stendhal. Non si tratta di un' originale espressione per manifestare verbalmente il proprio appagamento nei confronti di un prodotto artistico, ma di un vero e proprio disturbo psichico temporaneo.
Tale sindrome deve il suo nome allo scrittore francese Marie-Henry Beyle (in arte Stendhal), e alla curiosa reazione che lo colpì a Firenze durante il suo Gran Tour in Italia del 1817. L'autore dei celebri “Il Rosso e il Nero” e “La Certosa di Parma” visse un'incredibile esperienza d'estasi, suscitata dalla sublimità delle opere d'arte Rinascimentali.Stendhal fornisce una chiara descrizione del suo malessere nel libro “Roma, Napoli e Firenze. Viaggio in Italia da Milano a Reggio”: “Là, seduto su un gradino di un inginocchiatoio, la testa abbandonata sul pulpito, per poter guardare il soffitto, le Sibille del Volterrano mi hanno dato forse il piacere più vivo che mai mi abbia fatto la pittura […]. Ero arrivato a quel punto di emozione dove si incontrano le sensazioni celestiali date dalle belle arti e i sentimenti appassionati. Uscendo da Santa Croce [Firenze], avevo una pulsazione di cuore, quelli che a Berlino chiamano nervi: la vita in me era esaurita, camminavo col timore di cadere”.
Durante la prima metà del XIX secolo si riscontrarono numerosi casi analoghi, ma la formulazione scientifica e il riconoscimento come tale della sindrome di Stendhal venne resa nota al grande pubblico solo nel 1979, dalla psichiatra italiana Graziella Margherini e dal suo gruppo di ricerca.
Dai dati di uno studio decennale, pare che tale sindrome non sia legata ad artisti o ad opere particolari, ma all'imparagonabile genio artistico dell'autore che, a livello soggettivo, noi amiamo di più. Influisce anche la concentrazione delle opere d’arte che, in alcuni casi, può indurre reazioni neurologiche intense in persone particolarmente sensibili e dotate di una fervida immaginazione. Certamente ogni artista deve averla sperimentata nella sua carriera: c'è chi taglia le tele, chi le imbratta, chi le considera comprensive amanti, chi le brucia, chi le sottrae da sguardi indiscreti..ma questa è un'altra storia...
Alcuni studiosi hanno notato che alcune opere di Michelangelo e Caravaggio possono far riemergere aspetti dell'inconscio inesplorati o rimossi. La causa scatenante proviene dalla relazione che si stabilisce tra il fruitore e il “perturbante”: che racchiude in sé tutti i possibili significati simbolici, l'ambivalenza, la sensualità e l'erotismo che l'opera esprime.
A livello neurologico pare che il cervello, durante il confronto con l'opera d'arte, riceva troppi impulsi visivi nello stesso momento, causa di un’intenso sovraeccitamento.
Anche la psicoanalisi scende in campo, ipotizzando che il soggetto, affetto da Sindrome di Stendhal, provi un' irrefrenabile invidia del bello, desiderando inconsciamente di impossessarsene. Richiamando il fenomeno dell'incantamento primordiale, quello verso la figura materna, la forza espressiva dell'Arte può far riemergere i contenuti più profondi dell'inconscio.
Pare che dalla Sindrome di Stendhal siano afflitti principalmente turisti europei o giapponesi, mentre gli italiani, solitamente, risultano immuni.. proprio per quella “saturazione artistica” nella quale abbiamo il vanto di abitare e che, in questo caso, sfortunatamente per noi, ci lascia indifferenti spettatori distratti.img

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