Nel ventre della balena..a Verona


CAFFèLARTE

Katia Caloi

"Il coraggio aspetta; la paura si mette in cerca."José Bergamin (1897-1983, saggista spagnolo)


Rubrica per Art Weekly Report; 20 Febbraio 2012, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

L'arte contemporanea ha da tempo rinunciato a definire con un titolo esaustivo le sueinnumerevoli modalità d'espressione. In effetti, accantonata la ricerca della mimesi,sembra fuori luogo identificare con un nome (portatore di significato) un oggetto chenon desidera un riscontro diretto con la realtà. Eppure, accanto agli anonimi "Senzatitolo", "Composizione".ecc.., c'è chi compie lo sforzo di ricercare un termine, una frase chepossa accomunare i risultati della propria ricerca artistica, in modo da sciogliere i nodi di unafruizione che, altrimenti, risulterebbe difficilmente assimilabile.
Per i più, se citiamo "nel ventre della balena", i rimandi al libro del profeta Giona sono scontatio, quanto meno, risuona l'eco del burattino di legno più famoso al mondo, anch'egli emulodell'antico Giona inghiottito dal pescecane. Nel nostro caso si tratta di un progetto espositivovisibile da Gennaio a Marzo, proposto dalla Galleria FaMa, sita a Verona in via Cavour.
Sotto il titolo "Inside the whale", trovano alloggio tre giovani artisti: Gabriele Beveridge, ElenaDamiani e Koki Tanaka. All'appello partecipa tacitamente il saggio dal titolo omonimo ("Dentrola balena") del giornalista e saggista britannico George Orwell, scritto nel 1940.
Nata a Hong Kong nel 1985 ma residente a Londra, Gabriele Beveridge utilizza per i suoilavori foto di riviste e tabloid, arredi, vecchi schermi. Sottraendo le immagini al loro contestoabitudinario e rielaborandone l'equilibrio compositivo, si ottiene un nuovo significato intriso dimistero, fascino e quotidianità inaspettata.
Elena Damiani Rodriguez nasce a Lima, nel 1979 ma vive e lavora a Londra. I suoi lavorivertono principalmente sul rapporto tra immagine e architettura, relazione indagata tra rovine escavi archeologici. Storia, immaginazione e tempo si rincorrono su libri, cartoline e fotografieche vengono abilmente riassemblati per lasciar spazio a nuovi racconti e nuove interpretazioni.Diverso approccio viene dal giapponese Koki Tanaka, nato nel 1975 a Tochigi. In galleria è presente un video che riporta i momenti del suo intervento in un'abitazione abbandonata a Seoul.Le sue performance ruotano intorno all'esperienza poco emozionante del quotidiano, che vienedestabilizzata attraverso oggetti e situazioni appartenenti al campo dell'assurdo, portando allaluce le potenzialità intrinseche del gesto e della sua diretta reazione sull'oggetto, liberato daconsuete definizioni.
Ciò che accomuna il lavoro di questi giovani artisti è la volontà di ridefinire l'esperienza delmondo contemporaneo. La relazione tra l'uomo e il suo contesto di vita viene tropo spessoanestetizzata da percorsi prestabiliti, applicati per timore di affrontare il reale.Giona ricevette la missione di profetizzare presso il popolo di Ninive, ma per paura e pigrizia,durante il viaggio in nave, decise di fuggire a Tarsis. In quel momento un forte temporaleminacciò la stabilità dell'imbarcazione e Giona, riconoscendo la propria codardia, decise dibuttarsi a mare affinché l'equipaggio e la nave si salvassero. Sapeva bene che l'ira divina si eraconcentrata su di lui. E' qui che un grande pesce lo inghiotte e lo trattiene per tre giorni. Furonogiorni di intensa preghiera, che portarono a buon esito: l'ira divina si placò e Giona ripresecoraggio, liberato dalla sua paura e dai suoi preconcetti, venne accolto con successo a Ninive.Guardare il mondo con uno sguardo diretto, lasciandosi coinvolgere senza schemi e percorsiprestabiliti è la preghiera che questi tre giovani artisti ci porgono.
E noi la accogliamo compiaciuti.img

Katia Caloi