Scienza e Arte


CAFFèLARTE

Staff di ARTantide.com

“L'arte è la realtà virtuale della natura”- Ramachandran - neuroscienziato


Rubrica per Art Weekly Report; Febbraio 2012, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

img

L'Arte e la Scienza sono manifestazione della stupefacente creatività umana. Attraverso Pittura, Scultura, Letteratura, Musica, Danza, Musica, si esprimono i concetti più elevati: passioni, piaceri, follie, tormenti e i pensieri più viscerali dell'animo umano.
Tramite la Scienza e le sue feconde diramazioni, l'uomo tenta di svelare gli enigmi della Natura, in un ricerca che spieghi i fenomeni, e li porga a servizio dell'umanità.
La Neuroestetica è una recente area di ricerca che coinvolge le scienze cognitive e l'estetica, affiancando un approccio neuroscientifico alla consueta analisi estetica della produzione e della fruizione di opere d'arte. Questa nuovo strumento di conoscenza utilizza test psicofisici, ricerche anatomiche ed encefalogrammi per carpire i segreti dell’arte e come essa agisca nella nostra mente. Si tratta, come spiega Semir Zeki (padre fondatore della Neuroestetica), di "una ricerca filosofica attraverso strumenti scientifici”. Di fronte ad un’opera d'arte, ciascuno di noi vive un'esperienza estetica differente, dovuta a diverse componenti: genetiche, ambientali e formative.
A questo punto ci poniamo la domanda: I nostri occhi vedono davvero la realtà?
I neuroscienziati sostengono che le immagini da noi percepite non hanno nulla a che fare con la riproduzione fotografica mentale del mondo; ma sono frutto di un'attiva elaborazione della luce riflessa dagli oggetti, che viene proiettata sulla rètina. All'interno dell'occhio, i segnali luminosi divengono impulsi elettrici. L'immagine è scomposta, attraverso vie differenti, nelle sue caratteristiche come il "colore", la "forma", il "movimento", e lo "spazio". In seguito, le informazioni ottenute raggiungono aree cerebrali specializzate nella loro diversa elaborazione. Il tutto è ricomposto nella percezione complessiva che siamo convinti di "vedere".
Molti artisti contemporanei, nei loro tentativi di semplificazione, hanno diviso l'esperienza visiva in elementi come il "colore" e la "forma", in un modo sorprendentemente analogo a quello usato dal nostro cervello nel trattare l'informazione. Il colore ci aiuta a conoscere le caratteristiche superficiali degli oggetti che ci circondano, anche quando si trovano in condizioni di diversa illuminazione. Camminando in un parco, possibilmente in primavera, siamo abituati a vedere le foglie degli alberi "verdi" a qualsiasi ora del giorno. Ma si tratta di un "inganno". Infatti, la luce che illumina le foglie non è la stessa luce delle prime ore del mattino, o del mezzogiorno, così come non è sempre uguale la luce che esse riflettono. Tale curioso fenomeno viene detto "costanza del colore", ed è molto studiato dai ricercatori, perché ci permette di identificare sempre con lo stesso pigmento, oggetti e cose che, diversamente, ci creerebbero un lieve spaesamento. La percezione dello spazio e della forma dipendono, quasi esclusivamente dalle diverse gradazioni della luce, non dai colori. Inoltre, queste caratteristiche vengono elaborate dal cervello in modo indipendente e in aree separate. Talvolta però, un oggetto colorato in modo inusuale, stimolerebbe positivamente il cervello, che potrebbe rispondere con stupore alla novità, proprio perché non trova riscontro nella memoria. Alcuni artisti come i Fauves, utilizzando tinte "sbagliate" per colorare volti, paesaggi, case, emanciparono il colore dalla forma a cui è era abitualmente associato, investendolo di maggiore potere espressivo ed emozionale.
La Neuroestetica ha fornito altre risposte interessanti inerenti alla percezione della forma, del suono e al rapporto tra fruitore-opera..argomento del prossimo Weekly.

img

Staff di ARTantide.com