MONO-HA: La scuola delle cose


Arte Contemporanea: movimenti artistici e riflessioni

Katia Caloi e Sandro Orlandi

"Il lavoro del pittore è tutto volto ad esplorare in che misura lo sguardo della gente possa essere distolto dalle cose, che essi hanno sempre creduto essere la realtà".- Lee Ufan -


Rubrica per Art Weekly Report; 27 Febbraio 2012, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

Nobuo Sekine "Phase – Mother Earth", 1968
Nobuo Sekine "Phase – Mother Earth", 1968
Mono-ha è l'espressione di una corrente artistica, attiva in Giappone, dalla fine degli anni Sessanta fino agli inizi della decade successiva. "La scuola delle cose" (traduzione italiana del termine giapponese "Mono-Ha"), era una sorta di agglomerato che coinvolgeva diversi artisti: Nobuo Sekine, Lee Ufan, Katsuro Yoshida, Susumu Koshimizu, Koji Enokura, Kishio Suga, Takayama Noboru e Katsuhiko Narita. Le ideologie non erano necessariamente condivise da tutti i membri "Mono-ha", quindi non si trattava di un vero e proprio movimento, ma di una serie di eterogenee azioni artistiche accomunate dalla volontà di riportare "le cose" il più possibile vicino al loro stato d'origine.
A differenza della Minimal Art, Mono-Ha, che con Gutai rappresenta l'espressione più avanzata dell'arte contemporanea giapponese del dopoguerra, non mira tanto a dimostrare che nell'essenza di "ciò che esiste" sia già implicita ogni forma d'arte, quanto a ricercare e rivelare la realtà oltre l'apparenza.
La nascita del "movimento" viene convenzionalmente identificata con l'opera di Nobuo Sekine (n.1942), "Phase – Mother Earth", datata Ottobre 1968. Il lavoro di Sekine (realizzato nel Sumarikyu Park di Kobe, in occasione della prima esibizione Open Air di Scultura Contemporanea), consisteva in una buca scavata nel terreno, di 2,7 metri di profondità e 2,2 metri di diametro, dalla quale l'artista, utilizzando la stessa terra proveniente dallo scavo, ne ottenne un cilindro compatto delle medesime dimensioni. Durante la rimozione dello stampo, Sekine descrisse il momento con queste parole: "[..] Rimasi meravigliato dal rapporto che intercorreva tra la terra concava e convessa, dalla fisicità pura che trasmetteva. Sentire trascorrere il vuoto silenzio del tempo..Questa è stata la nascita di 'Mono-ha'".
Nel novembre del 1968 Sekine incontra l'artista di origine coreana Lee Ufan (n. 1936), che fu ben presto di fondamentale importanza per Mono-ha e l'articolazione delle sue idee. Lee, in modo simile a Sekine, utilizza pietra, vetro, gomma, lastre di ferro, cotone. Diversamente, Suga Kishio (n. 1944), si interroga su "come" le cose esistono.
La prima esposizione del Mono-Ha risale al 1969: piuttosto rare le successive, di cui alcune tenutesi in Francia, Italia e U.S.A. Alla Biennale di Parigi del 1971, Koji Enokura (1942 - 1995), espone un lavoro intitolato "Wall", un muro di cemento alto circa 3 metri, innalzato tra due alberi. Il duro intervento fisico in uno spazio naturale attirò l'attenzione sul dialogo che intercorreva tra tutte le forme vegetali presenti nel territorio circostante.
Il lavoro di Susumu Koshimizu (b. 1944), concettualmente vicino a quello di Suga e Lee, mostra interesse per la materialità degli oggetti, un desiderio di esporre i fondamenti della scultura. L'eco delle violenze della Seconda Guerra Mondiale si connota, invece, con il lavoro di Noboru Takayama (n.1944). L'utilizzo frequente di traversine ferroviarie rimanda implicitamente ai lavori forzati indetti nelle colonie giapponesi. Simile a Takayama, Katsuhiko Narita (1944 - 1992) divenne famoso per aver esposto alla Biennale di Parigi del '69 "Sumi", una linea di grossi pezzi di carbone che eliminavano il "fare artistico".
Nonostante la complessa convergenza di idee tra questi numerosi ed eterogenei artisti; la vita del loro movimento relativamente breve (1968 al 1972), e il combattuto dibattito per identificarli con un unico nome, Mono-Ha funse da catalizzatore per un profondo rinnovamento dell'espressione artistica contemporanea giapponese.img

Katia Caloi e Sandro Orlandi