MEC-ART


Arte Contemporanea: movimenti artistici e riflessioni

Katia Caloi e Sandro Orlandi

"Nella vita e nell'arte bisogna fare le cose che gli altri non fanno".-M. Rotella-


Rubrica per Art Weekly Report; Marzo 2012, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

G. Bertini, "Les Amour de Didon", 1958
G. Bertini, "Les Amour de Didon", 1958

Mec-Art è il nome di un movimento artistico sviluppatosi in Francia e successivamente in Italia, nella seconda meta' degli anni Sessanta, sostenuto dal critico d'arte francese Pierre Restany (1930–2003).
Il termine, abbreviazione di mechanical-art, indica un'arte che si avvale del connubio tra tecniche fotografiche tecnologicamente avanzate e tele fotosensibili. Le immagini di partenza vengono ricavate dalla stampa popolare e, spesso, subiscono gli audaci riporti resi celebri da Mimmo Rotella e Gianni Bertini. Dall'elaborazione meccanica delle immagini fotografiche si poteva, in tal modo, ottenere una sintesi indipendente e nuova, una profonda ristrutturazione dell'immagine. Nell’ottobre 1965 viene redatto il manifesto della Mec-Art, che riunisce Serge Béquier, Gianni Bertini, Pol Bury, Alain Jacquet, Yehuda Neiman, Nikos e Mimmo Rotella. In Italia si inseriranno nel gruppo anche Aldo Tagliaferro, Elio Mariani e Bruno di Bello.
Dopo la sua invenzione per opera di Nicéphore Niepce, la fotografia ha allacciato rapporti sempre più stretti con la pittura. Le prime conseguenze portarono all'annullamento dell'arte "aneddotica" e all'arte di rappresentanza: il ritratto. Il "realismo " ottenuto dal fotografo, più minuzioso e fedele alla realtà di qual si voglia opera pittorica, portò ad una supremazia unanimemente riconosciuta nei confronti della fotografia; vana gloria che verrà presto minata, a partire dagli anni Sessanta, dall'introduzione nella pittura di procedimenti di stampa industriale e di riproduzione meccanica a fini direttamente creativi. Il procedimento del riporto fotografico in serigrafia era del resto già utilizzato dai disegnatori industriali. Un ex grafico pubblicitario, come Andy Warhol, adottò il sistema del riporto serigrafico in pittura, allo scopo di ottenere un' immagine-oggetto, disponibile ad assecondare seriali ingrandimenti e ripetizioni. Contemporaneamente nel 1962, i riporti fotografici permisero a Rauschenberg di passare dall'assemblage ad una superficie, mantenendo la molteplicità dell'immagine. In Europa gli artisti radunati intorno alla figura di Restany, utilizzavano gli stessi procedimenti fotografici, ottenendo l'elaborazione meccanica di nuove immagine di sintesi. A differenza dei loro colleghi americani, i mec-artisti non puntavano ad un ready-made "piano", ma agirono sui dati fondamentali della visione.
Le ricerche sulle nuove immagini-oggetto sollevarono una serie di dibattiti, primo tra tutti la questione della produzione quantitativa: mantenere l'aurea dell'opera unica o sottoporla alla riproduzione in serie?
La domanda sembra retorica per un movimento che si fonda sull'utilizzo delle nuove tecnologie e della comunicazione di massa...Eppure, gli stessi artisti vennero inibiti dai loro stessi scrupoli e da un pubblico ancora impreparato alla nuova estetica. Per il critico Restany, solo il pittore francese Alain Jacquet ha saputo affrontare apertamente la questione. Bury, Rotella e Neiman hanno solo occasionalmente realizzato tirature multiple; Bertini, diversamente, mise appunto un procedimento di impressione su materia plastica, per una produzione a livello industriale.
Certamente il dibattito, data la sua importanza a livello iconografico, estetico ed artistico, ha coinvolto critici, storici dell'arte e artisti; e tutt'ora è oggetto di numerose riflessioni, in una contaminazione totale tra arte, nuove tecnologie e cultura contemporanea.

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Katia Caloi e Sandro Orlandi