Neuroestetica: cervelli d'autore


CAFFèLARTE

Staff di ARTantide.com

".. mi sembrava di avere davanti agli occhi tutti i miei colori. Davanti a me si formavano linee disordinate, quasi assurde."-V. Kandinsky- (esperienza sinestetica riportata dall'artista durante un' opera di Wagner al teatro di corte di Mosca).


Rubrica per Art Weekly Report; 5 Marzo 2012, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

imgNella percezione della realtà i confini tra Arte e Scienza divengono sempre più labili: entrambe collaborano intimamente alla conoscenza del mondo che ci circonda.
Secondo la Neuroestetica (scienza che riunisce neurobiologia ed estetica), non è assurdo avanzare l'ipotesi che, attraverso l'arte, possano rendersi visibili i meccanismi cognitivi attuati dal nostro cervello per relazionarsi con il mondo esterno. E' di questa opinione Semir Zeki, professore di neurobiologia presso la University College of London: "le arti visive possono essere uno strumento straordinario per studiare i processi neurologici attraverso i quali il cervello umano esplica le sue capacità percettive, che vengono applicate nello stesso modo sia all'arte visiva che alla realtà".
L'esperienza estetica, assolutamente soggettiva, è stata indagata da illustri filosofi e critici d'arte, a partire dalla problematica definizione del concetto di bellezza. Esiste però anche il bello "oggettivo" che permette di apprezzare determinate forme, figure, colori, indipendentemente dalla cultura e dalla provenienza geografica e temporale del fruitore. Platone, Kant, Winckelmann hanno brillantemente argomentato la questione, ma non avevano l'opportunità che la tecnologia scientifica offre a noi oggi: poter osservare cosa avviene all'interno del cervello durante l'esperienza estetica grazie, ad esempio, alla risonanza magnetica. Le ricerche neuroestetiche hanno identificato l’origine di alcune percezioni elementari e comuni in ognuno di noi. Si è osservato che molte aree del cervello si attivano in modo analogo in tutti gli esseri umani, quando sono di fronte al medesimo oggetto o provano emozioni identiche. Questa base comune ci pone di fronte all'arte sullo stesso piano interpretativo; è in tal modo che un'opera diviene universale, in grado di superare le barriere temporali e culturali.
Ma cosa accade quando l'artista si allontana dalla "bellezza complicata della forma"? Mondrian, esponente dell'Astrattismo, identificò il cardine della sua produzione nelle linee rette (verticali e orizzontali) e nei colori primari. La linea diviene il punto di partenza e il punto d'arrivo, rispettivamente per costruire e scomporre la forma. Luca Francesco Ticini (membro dell'Institute of Neuroesthetics di Londra, Berkeley e della Società italiana di neuroscienze) sostiene che Mondrian anticipò, a sua insaputa, ciò che i fisiologi scoprirono mezzo secolo dopo: l’esistenza di particolari neuroni che rispondono selettivamente a quel tipo di linee (rette) e che per questo sono considerati i mattoni di base per la percezione della forma. Talvolta la percezione gioca la carta della sinestesia (dal greco syn, "insieme" e aisthánestai, "percepire"), nella quale i sensi ricevono stimoli mescolati e incontrollati.
Una forma molto nota di tale fenomeno è la sinestesia tra colori e suoni (chiamata in gergo scientifico di “tipo A”), nella quale una persona, avvertendo un suono o una nota, percepisce contemporaneamente un colore che va a sovrastare l'immagine che sta guardando. Il colore percepito non è realmente presente nello stimolo visivo, ma si comporta come tale. Di questa curiosa corrispondenza suoni/colori, soffrivano sia Mozart che Kandinsky, fattore che di certo ha contribuito alla loro creatività artistica. A livello fisiologico, l’area che permette di vedere i colori (denominata -V4-) non ha accesso diretto alle aree uditive. Eppure, nei sinesteti come Kandinsky, l’ascolto di suoni coinvolge l’attività dell'area V4, provocando una percezione cromatica, priva di stimolo reale. Le cause della sinestesia sono da ricondurre a particolari caratteristiche anatomiche nel cervello: forse, come suggerisce L.F. Ticini, fra queste aree manca un’inibizione nella comunicazione.
Oggi, nonostante i risultati raggiunti dalla Scienza, non si è ancora nella condizione di poter spiegare molti fenomeni cerebrali. Per comprendere in modo esauriente la mente umana, è necessario un approccio multidisciplinare, una ricerca sinergica che includa tutte le branche del Sapere.
E' così che l’attività di milioni di neuroni e le loro interazioni possono diventare anche una questione artistica!img

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