Focus sulla Mail Art


Arte Contemporanea: movimenti artistici e riflessioni

Katia Caloi e Sandro Orlandi

“I giochi di parole non sono solo un gioco”.- Alfred Jarry - (1873-1907, scrittore e drammaturgo francese)


Rubrica per Art Weekly Report; Marzo 2012, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

R. Johnson
R. Johnson

La Mail Art (Arte Postale) è un circuito a cui aderiscono artisti di tutto il mondo i quali, utilizzando la Posta, inviano le loro opere per aderire a progetti internazionali a tema, senza alcun condizionamento di critica e di mercato, quindi con un’arte libera da schemi e stilemi.
Le origini storiche della Mail art vanno ricercate negli articoli di cancelleria postale ('stationery'). Il primo esempio di cancelleria postale sono state le illustrazioni create dall’inglese W. Mulready (1786-1863), per la riproduzione di massa a mezzo stampa del primo stock di buste pre-affrancate, prodotte per il lancio della "Penny Post" in Gran Bretagna nel 1840.
Come forma d’arte, il genere produsse inizialmente opere che spaziavano dal comico e satirico alla pubblicità commerciale e industriale, passando per la divulgazione di cause sociali e temi patriottici. Lo sviluppo della Mail Art ha resistito alla crisi della cultura concettuale negli anni Ottanta: sia per incroci con altre esperienze come la poesia visiva, sia avvalendosi di nuove tecnologie della comunicazione, come la fotocopiatrice, il fax ed in seguito il World Wide Web (e-mail art). Tra i mailartisti italiani troviamo: Vittorio Baccelli, Piermario Ciani, Enrico Baj, Vittore Baroni, Guglielmo Achille Cavellini, Anna Boschi, Fausto Paci.
Il patriarca del movimento è lo statunitense Ray Johnson che diede un indirizzo autonomo all'arte postale, estraendola dal movimento Fluxus di cui era uno dei tanti aspetti. Le influenze artistiche provengono anche da Futurismo e Dada.
Nato a Detroit nel 1927, Raymond Edward Johnson, conclusi gli studi, si trasferisce a New York nel '48. I suoi lavori anticipano sia la Pop Art (è fra i primi ad integrare volti di celebrità nei collages) che il Graffitismo (i messaggi su mura urbane e i vignettistici animali - il coniglietto "marchio di fabbrica" - compaiono tre decadi prima degli "omini" di Keith Haring). A differenza delle tendenze artistiche citate, Johnson operava in copia unica e su piccoli formati, fatto che gli precluse l'approdo al grande mercato dell’arte, verso il quale nutriva sentimenti contrastanti (rifiuta più volte di vendere o esporre i suoi lavori). Intorno al 1955 Johnson crea i "moticos" (cartoncini sagomati con incollati disegni e ritagli di giornale ritoccati) spediti per posta ad amici, personaggi noti e perfetti sconosciuti, accompagnati da giochi di parole, messaggi misteriosi o inviti a “incontri” fittizi (i cosiddetti "nothings" in cui, al contrario degli happening, non accade assolutamente nulla!). Ray Johnson non è stato un teorico, tantomeno un coordinatore artistico: non ha redatto manifesti ma elevato il frammento a forma d’arte. La sua è stata sempre una presenza defilata: in quasi cinquant’anni di attività, Ray ebbe solo una ventina di mostre personali e un paio di retrospettive in musei pubblici.
Forse la mancata riconoscenza artistica dei suoi lavori da parte del mercato, fu una delle cause che portarono Raymond Edward Johnson a togliersi la vita il 13 gennaio 1995. Gettandosi nelle acque ghiacciate dal ponte di Sag Harbor (Long Island), "il più famoso artista sconosciuto di New York", realizzò probabilmente l'ultima performance, inevitabilmente accompagnata da una cartolina postale.

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Katia Caloi e Sandro Orlandi