Padova e Officina Italia 2: alla ricerca della creatività


CAFFèLARTE

Staff di ARTantide.com

"Per artisti intendo tutti coloro che provano il bisogno e la necessità di sentirsi vivere e crescere".- Hermann Hesse -


Rubrica per Art Weekly Report; 19 Marzo 2012, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

imgIl 24 febbraio 2012 è stata inaugurata a Padova "Officina Italia 2". La mostra, curata da Renato Barilli, con la collaborazione di Guido Bartorelli e Guido Molinari, è dichiaratamente presentata come risposta al Padiglione Italia della ormai conclusasi Biennale di Venezia. Il percorso dell'"Officina", infatti, è partito in simultanea all'anteprima lagunare del 31 maggio. Attraverso un nomade e policentrico percorso che ha interessato Bologna (ex-convento cinquecentesco del Baraccano); Gambettola, nei pressi di Cesena (ex-cementificio), Bergamo (nello spazio di Arte Tavoro Territorio), S. Carpoforo di Milano, seconda sede dell'Accademia di Brera. Attualmente l'evento è ospitato a Padova (fino al 25 marzo 2012) all'ex macello di via Cornaro.
Gli antecedenti della mostra risalgono al 1997, con "Officina Italia", alla quale seguirono "Officina Europa nel 1999, Officina America (2002) e Officina Asia (2004). Gli artisti coinvolti sono circa una trentina, tra i quali spiccano nomi già noti nell'ambiente artistico e nuove presenze molto promettenti. La maggior parte è under 40, e un terzo di loro sono donne: dato non da sottovalutare. Per secoli la creatività sembrava una prerogativa maschile; mentre negli ultimi decenni, anche l'emisfero femminile, svincolato da uno "status domestico", partecipa al mondo dell'arte con vivace entusiasmo.
Un altro spunto di riflessione riguarda i mezzi utilizzati per "fare arte". La creatività è indubbiamente diffusa in tutto il mondo, ed i mezzi utilizzati sono altrettanto globali; ma ciò non significa sfociare nell'inevitabile "anonimismo", poiché ogni artista cala il proprio "fare" nelle radici della cultura alla quale appartiene. Pertanto, come suggerisce Barilli, il "glocalismo" è il termine più idoneo per definire il clima odierno: mezzi globali si accordano con realtà locali e, in tal modo, sopperiscono al "no wave", ossia alla mancanza di una corrente artistica vera e propria.
La sede della mostra, ricavata dal recupero di un ex macello, si presta perfettamente ad ospitare l'eterogeneo evento. Le grandi vetrate e l'ampio spazio interno accolgono opere desiderose di incontrare un pubblico aperto alle nuove generazioni, senza nulla togliere alla grandezza degli artisti maturi. I materiali e le tecniche utilizzate sono numerosissimi; per citare qualche esempio: fogli agili, solitamente utilizzati per tappezzare pareti urbane, si propongono in veste ludico-erotica con gioiso cromatismo, ironico lavoro di Elena Brazzale. Una colonna di hula hoops multicolor, realizzata da Francesco Spampinato, cala dal soffitto e raggiunge il suolo ancorandosi ad un'improbabile edera. Elisabetta Di Maggio espone invece, sotto teca, un rotolo di carta bianca, virtuosamente intagliata con il bisturi, ottenendo motivi che rimandano al minuzioso mondo dei merletti. Il cartone, con la maestria di Chris Gilmour, assume sembianze tridimensionali, umane e mostruose nel tema di S.Giorgio e il drago. Maxi tarsie mobili si sovrappongono in un tormentato effetto manga con Kensuke Koike.
Certo, il titolo dell'evento può far pensare che alcuni tra i nomi citati non appartengano alla "creatività italiana", ma si tratta di artisti che hanno camminato per molti anni nello "Stivale", facendo dell'Italia la loro seconda Patria.
Officina Italia 2, con le sue giovani proposte, offre al visitatore un'originale e gratuito punto vi vista sulle ultime tendenze artistiche. Un'opportunità da cogliere, carica di stimoli.img

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