Fondazione FORMA per la fotografia, Milano: "scultura" contemporanea.


CAFFèLARTE

Staff di ARTantide.com

"Nel fotografare un fiore mi pongo più o meno allo stesso modo di quando fotografo un pene. E' una questione di composizione e di luce. Non c'è nessuna differenza. La visione è la stessa". - R.Mapplethorpe -


Rubrica per Art Weekly Report; 26 Marzo 2012, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

imgIl fascino che la fotografia trasmette segue un parametro di gusto soggettivo, proprio come l'arte.
Non si può però negare che, seguendo determinate regole, si riesca ad ottenere “quell'inaspettato", quel "qualcosa in più" che trasforma un'immagine qualsiasi in un pregevole scatto. La luce gioca un ruolo fondamentale.
Non a caso “fotografia”, dal greco “photos” e “graphia”, significa “scrivere con la luce”.
Caravaggio, pur non avendo avuto modo di raggiungere il periodo storico della nascita di questa nuova tecnica artistica, comprese perfettamente il significato che una corretta e strategica illuminazione può fornire ad un soggetto. Le sue tele sono un nitido esempio di volumi disegnati dalla fonte luminosa. Erede per via "adottiva" di tale strategia compositiva è, a distanza di quasi quattro secoli, il fotografo statunitense Robert Mapplethorpe. Dichiarando di ispirarsi alla statuaria, Mapplethorpe celebra la perfezione anatomica dei corpi. I suoi lavori recuperano l'estetica neoclassica teorizzata da Winckelmann, realizzandola tramite il breve lasso di tempo di uno scatto fotografico.
Vittima dell'AIDS, piaga dilagante del XX secolo, Mapplethorpe fu una meteora che raggiunse i vertici nel mondo dell'arte per non più di sei anni, quattro dei quali già colpiti dalla malattia. Idoneo testimone dello zeitgeist (spirito del tempo), rende nota la New York degli anni '70 - '80, realtà metropolitana impastata da una creatività disinibita, frutto delle esperienze dada, pop, della performance e della body art.
La retrospettiva visitabile a Milano (dal 02/12/2011 al 9 Aprile 2012) presso la Fondazione Forma per la Fotografia, espone 178 lavori fotografici dell'artista statunitense. Partendo dai primi scatti quadrati e di piccolo formato delle polaroid anni Settanta, la mostra presenta la poetica dei corpi e delle nature morte con una vastissima panoramica. Robert Mapplethorpe (Long Island, 1946 - Boston, 1989) fu uno tra i primi a sdoganare lo "sconveniente" riguardo le cose "infotografabili". Il tema di fondo interessa la nobilitazione dell'eros. I soggetti altamente erotici, o erotizzati, delle sue immagini vengono elevati dalla purezza della forma. Bellezza e minaccia, purezza ed morbosità trovano alloggio in composizioni rigorose. Si incontrano in questa sede tutti i lavori celebranti il Corpo: perfezione assoluta creata dalla luce che corre lungo l'epidermide di anatomie maschili, perpetuate dalla fotografia. "Thomas", come un odierno uomo vitruviano, riscrive le regole della proporzione tramite la sua presenza, all'interno del quadrato o della circonferenza. "Ken Moody" e "Robert Shermann" si prestano all'accostamento cromatico dei corpi, la pelle d'ebano dialoga con l'epidermide d'alabastro. Il percorso prosegue con sezioni dedicate a ritratti di Bambini, in atteggiamenti spontanei, veri e propri soggetti “dell'inaspettato", concetto base della ricerca di Mapplethorpe. Si prosegue con i Fiori, le nature morte e i sconvenienti peni, tutti soggetti fotografici cristallizzati nella loro perfezione sensuale. Patty Smith, musa ispiratrice e alter-ego, si propone nella sua sottile figura, fragilità endemica camuffata grazie ad uno sguardo violentemente diretto. E' poi la volta dei ritratti di artisti e nomi celebri (Andy Wharol, Udo Kier e Lawrence Weiner, Robert Rauschenberg...).
Il nudo femminile entra potentemente nell'esposizione con gli scatti fotografici eseguiti sul corpo "michelangiolesco" di Lisa Lyion, campionessa di sollevamento pesi e tra le prime donne bodybuilder. La catalogazione sessuale del mondo, in Mapplethorpe, è universale ed implacabile.
Il taglio dei suoi scatti elimina ogni benpensante finzione.img

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