LUCIO FONTANA: il pomo della discordia


Arte Contemporanea: personalità artistiche e riflessioni

Katia Caloi e Sandro Orlandi

"Tutta l'arte è a un tempo superficie e simbolo. Coloro che penetrano al di sotto della superficie lo fanno a loro rischio e pericolo. Coloro che interpretano il simbolo lo fanno a proprio rischio e pericolo". - O. Wilde -


Rubrica per Art Weekly Report; Aprile 2012, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

L. Fontana, "Concetto Spaziale, Attese", 1959
L. Fontana, "Concetto Spaziale, Attese", 1959

Lucio Fontana e’ certamente uno tra gli artisti che più hanno “tagliato” la Storia dell’Arte Contemporanea dagli ombelicali legami della Tradizione. Il supporto è ora l’opera, o meglio lo Spazio generato in essa è il soggetto di una nuova e trascendente indagine artistica.
Eppure la maggior parte delle persone nutrono, davanti (o dietro) un lavoro di Fontana, considerevoli dubbi sulla sua consacrazione gloriosa tra i grandi nomi dell’Arte.
Cosa succede tra l’Arte e la sua percezione nell’osservatore?
Perché un’ “opera” realizzata quasi mezzo secolo fa, può suscitare ancora oggi un tale ostinato rifiuto?
Tenteremo di rispondere a tali quesiti con l’aiuto dello stesso “soggetto della discordia”: l’italo argentino Lucio Fontana.
Il baricentro della situazione è inizialmente spostato a Rosario di Santa Fé, in Argentina. Già il luogo di nascita ci chiede un iniziale atto di “fede santa” per seguire le orme di un giovanissimo Lucio, nato il 19 febbraio del 1899, frutto dell’amore tra Luigi, ambizioso scultore lombardo di Varese in cerca di fortuna (stabilitosi da dieci anni a Santa Fé) e Lucia Bottini, attrice di teatro argentina (a sua volta figlia di un immigrato, il pittore e incisore svizzero Jean Bottini). Il nonno paterno, Domiziano, era a sua volta pittore. Motivate ragioni per le quali il giovane Lucio non poteva far altro che diventare un artista. Giunto in età scolare, il piccolo Lucio è mandato a studiare in Italia, affidato a uno zio. A circa sei anni scorrazza per la Milano di inizio Novecento, città gravida di avanguardie artistiche, poeti, letterati, pittori, scultori in cerca di fortune.
Artista enigmatico: ha parlato pochissimo nella sua vita ed ha prodotto moltissimo, un caso raro in cui un' artista ha raggiunto il suo apice poetico in età matura. Da validissimo scultore di monumenti in Argentina a scultore simbolista in Italia, a pittore che “inganna” la giuria delle mostre, sostenendo che le sue tele sono sculture, Lucio Fontana ha sempre saputo stupire.
Ed eccoci: Tagliare le Tele, il gesto più significativo dell’arte del ’900!
“A volte, la tela, rimane lì appesa per delle settimane prima di essere sicuro di cosa ne farò, e solo quando mi sento sicuro, parto, ed è raro che sciupi una tela; devo proprio sentirmi in forma per fare queste cose". All’inizio si trattò di fenditure piuttosto brevi e nelle quali restavano visibili le sfilacciature dell’ordito violato. Poi i tagli si fecero meno casuali, divenendo progressivamente aperture eleganti e severe. I primi tagli volgevano i loro lembi all’infuori, assecondando la trama. Così Fontana adottò l'escamotage di ribaltarli, staccandoli dal telaio e riappendendoli dal lato opposto. L’area interna della “ferita” veniva a quel punto “curata” con una garza nera, in modo che chi vi guardasse dentro notasse il passaggio della luce che si perde nell'oscurità dell'insondabile. Inoltre, per scoraggiare i falsari, l’artista iniziò ad aggiungere sul retro dei suoi lavori, brevi note autografe che, ad un esame calligrafico, non ammettessero dubbi sulla “paternità”, come “Questa volta mi sono sbagliato, un’altra volta no”, “Quanti gigioni in Italia, che ne pensi Teresa…”.
Ripercorrendo la Storia dell’Arte, possiamo notare che molti artisti hanno tentato di raggiungere lo spazio dello spettatore, oltre la tela del quadro. La scena del dipinto ha provato numerose volte ad unirsi al fruitore, oltre i limiti della cornice. Pensiamo ai vari effetti trompe l'œil che illudono la percezione dello spazio di chi guarda. Lucio Fontana non ha più bisogno dell'illusione ottica: affonda direttamente nella sacralità della tela e la incide, permettendo allo Spazio e ai nostri occhi di attraversarla. Il taglio, la fessura, la ferita confermano la continuità tra lo spazio esterno e interno al piano. Ciò che distingue Lucio Fontana dai suoi precedenti colleghi e lo proietta “oltre” è la differenza tra chi si sofferma sul produrre un'illusione e chi invece, la trasforma in concreta realtà.

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Katia Caloi e Sandro Orlandi