HANS HARTUNG: il segno dell'indipendenza


Arte Contemporanea: personalità artistiche e riflessioni

Katia Caloi e Sandro Orlandi

"In quanto a me, voglio rimanere libero di spirito, d'azione. Non lasciarmi rinchiudere, né dagli altri, né da me stesso". - H. Hartung -


Rubrica per Art Weekly Report; Aprile 2012, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

H. Hartung, "L158", 1968
H. Hartung, "L158", 1968

Un artista poliedrico, aperto, colto, un maestro-innovatore della pittura del Novecento che filtra ogni esperienza alla luce di una sua personale concezione dell'arte, per rimanere fedele a sé stesso.
Hans Hartung (Lipsia ,1904 - Antibes, 1989) è un pittore dal linguaggio complesso, tedesco di nascita e francese d'elezione, ha conosciuto direttamente tutti i movimenti avanguardisti del '900, senza tuttavia omologarsi in nessuno di essi, distillando ogni esperienza tramite la sua personale concezione dell'arte come linguaggio inimitabile ed autonomo.
Hartung affronta i suoi primi esercizi pittorici da autodidatta per poi approfondire il suo bisogno di conoscenza presso l’Accademia di Belle Arti di Dresda (1925-26) e di Monaco (1928).
Allievo di Kandinskij, si allontanò dall'insegnamento del Bauhaus, esperienza decisamente rigida per uno spirito indipendente come il suo.
Viaggiando in Europa, si appassionò ai grandi maestri, come Rembrandt, El Greco, Goya, e agli espressionisti tedeschi, in particolare Kokoschka e Nolde.
Durante il conflitto mondiale la scelta di contrastare e combattere il nazismo lo spinse ad arruolarsi come volontario nella Legione straniera. Ferito gravemente nei combattimenti di Belfort, nel tentativo di trascinare un camerata ferito entro le proprie linee, gli venne amputata la gamba destra.
Esempio di coraggio e valore militare, venne decorato della Croce di guerra del 1939-1945, della Medaglia militare e della Legione d'Onore.
Nel 1945, stabilitosi a Parigi e divenuto cittadino francese nell'anno successivo, riprese il discorso interrotto di pittore. Era partito nel 1923 con macchie e, dopo circa sei anni, proseguì con segni scuri votati al verticalismo di ascendenza gotica, punte aguzze su fondi luminosi che si incontrano in dialoghi struggenti e nervosi, profondamente spirituali.
La pittura segnica di Hartung si inserisce nella ricerca dell'Arte Informale, anche se da quest'ultima si differenzia per la mancanza di un netto rifiuto della forma. Nelle opere degli artisti che utilizzano la pittura segnica, la forma, tende a trasformarsi in "segno", in elemento grafico riconoscibile a livello formale, ma non nel suo contenuto.
Il segno è tutto, può tutto, esprime la pulsazione vitale dell'universo "in una linea morbida o flessibile, curva e fiera, rigida o possente, in una macchia di colore stridente, gioioso o sinistro”. Dagli anni Sessanta l'artista moltiplica la sua produzione sperimentando nuovi materiali, e nuovi metodi; utilizza, acrilici, vinilici, dipinge con pistole a spruzzo, spugne, stiletti, e le dimensioni dei suoi quadri diventano monumentali. Nel 1973 costruisce, da un suo progetto, la straordinaria casa e gli studi di Antibes, al centro di due ettari di oliveto, dove vi trascorse il resto della vita.Negli anni Ottanta si susseguono numerose tele in cui Hartung riprende la sua definizione cosmologica declinandola in nuovi elementi, alla luce di una nuova produzione, ora decisamente pittorica.
Negli ultimi giorni di vita, provato da un lungo periodo di immobilità, Hans Hartung sentì nuovamente l'euforico desiderio di creare, la volontà di tradurre in segno l'energia che lo pervase.
Sceso nello studio con la sua sedia a rotelle, ordinò tele di quattro metri per due, che andranno ad accogliere le ultime libere volontà di un uomo votato interamente all'arte.

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Katia Caloi e Sandro Orlandi