GINO DE DOMINICIS: soluzioni di immortalità


Arte Contemporanea: personalità artistiche e riflessioni

Katia Caloi e Sandro Orlandi

“Nel mondo esistono e sono sempre esistite solo opere bidimensionali o tridimensionali; e alcune opere invisibili di Gino De Dominicis”.


Rubrica per Art Weekly Report; Maggio 2012, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

De Dominicis, "Senza titolo"
De Dominicis, "Senza titolo"

Sarcastico, riservato, ironico, aristocratico, Gino De Dominicis (1947-1998) è stato un controverso artista italiano del secondo dopoguerra, che fece dell'irreperibilità e del mistero il suo tratto distintivo.
Caratterizzato da una poetica complessa, De Dominicis si autodefiniva "pittore, scultore, filosofo, ed architetto". Il suo lavoro raramente s’inseriva in una determinata corrente storico-artistica; rifiutò sempre la logica dei gruppi e dei movimenti, coltivando un’idea nobile e solitaria del fare artistico.
Per sua volontà non furono mai pubblicati cataloghi o libri sulla sua produzione, né attribuì alla fotografia valore documentario o pubblicitario della propria opera.
Gino De Dominicis nasce ad Ancona il 1° Aprile 1947. Disegnatore precoce, si cimenta in teschi, scheletri, luoghi cupi e funesti. Alle elementari, per descrivere il panorama visibile dalle finestre, tema richiesto dall'insegnante, il piccolo Gino rappresenta un funerale.
Ossessionato dall’istinto di morte, lo combatterà tentando di creare opere che sopravvivano al tempo.
Formatosi all'istituto d'arte di Ancona, espone per la prima volta in una galleria della città a diciassette anni. Dopo un periodo di viaggi si stabilì a Roma.
Radicale e sconcertante nelle sue posizioni estetiche, condusse una ricerca alla conquista dell’immortalità, dell’invisibilità e del raggiungimento di obiettivi impossibili o improbabili, come il “Tentativo di far formare dei quadrati invece che dei cerchi attorno a un sasso che cade nell’acqua (1971)”. L'anno successivo il suo nome esplode sui mezzi di comunicazione di massa, accompagnato dal termine scandalo. La causa è l'aver esposto alla Biennale di Venezia l'opera “Seconda soluzione d'Immortalità, (L'Universo è Immobile)”. Il signor Paolo Rosa, parte del progetto espositivo, è un giovane portatore della sindrome di Down, che, seduto in un angolo, fissa un cubo invisibile. De Dominicis dichiara: “Non hanno capito nulla, è il pubblico che si espone all’arte e non viceversa. Paolo Rosa rappresenta il paradigma dell’immobilità del corpo, ossia la sconfitta del tempo e la conquista dell’immortalità!”.
Nel 1990 espone “Calamita Cosmica” al museo d’Arte Contemporanea Magazin di Grenoble. Si tratta di un' immensa scultura, uno scheletro umano di ventiquattro metri, abbandonato al suolo e attraversato da onde magnetiche indotte dall’asta puntata sulla terza falange della mano destra, segno di raccordo tra microcosmo e macrocosmo, tra ordine anatomico e corrispettivo cosmico.
Gino De Dominicis ricercava la genesi della creatività artistica che, con un percorso a ritroso della Storia, riconobbe al popolo Sumero. Il mistero della creazione, le tradizioni occulte, il senso ultimo delle cose lo avvicinarono, molto probabilmente, alla massoneria e alle sette tappe dell'iniziazione, riscontrabili nel suo operare artistico. Il primo grado iniziatico indaga il Visibile, attraverso un processo in cui “ogni cosa” viene ridefinita dal sapere: la seconda vista. Il secondo grado verte, invece, su ciò che non è visibile: in De Dominicis l'opera più famosa è per l'appunto invisibile, o meglio, “non visibile”. Si innesca in questo momento, la ricerca della Verità, terzo grado, alla quale segue il successivo grado dell'Iniziazione: per l’artista l’invisibile non è oscuro e misterioso ma trasparente. Tutto il suo lavoro tende a creare un’arte in cui, ad avere importanza, è il suo “essere” il suo “manifestarsi”. La Metamorfosi, prevista dal raggiungimento del sesto grado, si palesa nell'aspirazione a risolvere le contraddizioni, creando l’immagine di una nuova perfezione, in sé conclusa. Settima e ultima tappa riguarda il raggiungimento dell'Immortalità, méta ironicamente conquistata con il suo operare ma non, pare, attraverso la vita fisica. Si dice che Gino De Dominicis sia deceduto a Roma nella notte del 28 novembre 1998, ma nessuno può testimoniarlo, tantomeno il suo corpo, mai ritrovato.
Da quel giorno, l'artista ammantato di mistero, è semplicemente scomparso.
“L' unica cosa che resta – diceva - è l' Arte!”.

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Katia Caloi e Sandro Orlandi