PAC Milano: imparare il Metodo Abramović!


CAFFèLARTE

Staff di ARTantide.com

“Vorrei che mi vedeste alzarmi a metà dalla poltrona, e con quale fiducia, mentre mi afferro al bracciolo, alzi lo sguardo afferrando l'idea, talvolta perfino prima che sia arrivata a metà strada”.- Laurence Sterne- (1713- 1768, scrittore irlandese)


Rubrica per Art Weekly Report; 7 Maggio 2012, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

imgLa mostra “Marina Abramović. The Abramović Method”, al PAC di Milano, dal 21 Marzo al 10 giugno 2012, si sta dimostrando un'esperienza unica nel suo genere, una possibilità per trovarsi letteralmente face to face con “Lady Performance”:
l'artista di origini serbe che ha innalzato “l'essere-fare Arte” a processo sublime e imprescindibile per cogliere il potere della catarsi, tanto fisica, quanto mentale.
I genitori furono partigiani durante la Seconda guerra mondiale: il padre Vojo fu un comandante acclamato come eroe nazionale dopo la guerra; sua madre Danica fu maggiore nell'esercito e in seguito, fu direttore del Museo della Rivoluzione e Arte in Belgrado.
Abramivic ha studiato all'Accademia di Belle Arti di Belgrado, completando la sua formazione a Zagabria. Si è imposta al mondo, a partire dalle prime esperienze artistiche con Kounellis e Beuys nella Serbia negli anni '60, fino a divenire oggi un personaggio di fama planetaria.
Negli anni '70 e '80 le provocazioni dell'artista, ispirandosi all'arte povera e alla body art, hanno condotto Marina Abramivic a servirsi del proprio stesso corpo, oltre i limiti fisici e psicologici.
Assunse farmaci per epilettici attendendone l'effetto; si incise il ventre con lamette; lasciò scorrere su di sé cinque pitoni affamati rimanendo immobile; rimase in totale balìa del pubblico, permettendogli di utilizzare il corpo della performer in qualsiasi modo; ballò fino a cadere esausta dopo otto ore; lavò una montagna sanguinolenta di ossa di bovino per otto ore al giorno nel sotterraneo della Biennale di Venezia: azioni fondate sull'esibizione del massimo autocontrollo, dove l'esecuzione diventa un dialogo, un rapporto diretto di azione e reazione, tra l'esecutrice e lo spettatore.
“Il metodo Abramovic sarà il futuro dell'arte”, sostiene l'artista serba, anche in previsione dell'insegnamento al “Center for the Preservation of Performance Art” che sorgerà a Hudson, New York. Ogni visitatore vestirà un camice per assistere a diversi tipi di esperimenti. Verrà utilizzato non solo l’Abramović method, ma verranno accolti progetti di artisti e autori che producono lavori di lunga durata (come David Lynch). “Questi tipi di lavori sono la chiave per la trasformazione, un accesso reale per una nuova dimensione”.
Un'idea che parte dal MoMA di New York con "The Artist is present".
Ancora una volta sarà il pubblico il vero protagonista della performance, chiamato in causa come «attore-performer» e come «osservatore».
The Abramović method è un sistema composto da diversi esercizi propedeutici all'interazione con se stessi e con oggetti caratterizzati da determinate energie, minerali o magneti. Elementi attraverso i quali raggiungere una speciale condizione psichica. Il tutto sedendosi di fronte alla carismatica artista, impassibile al confronto verbale, ma generosamente disponibile al potere, alla tenebra e alla purezza insita nello sguardo dell'interlocutore.
In questo modo il pubblico non viene più considerato un gruppo, ma ad ognuno viene concesso il tempo e lo spazio per rappresentare la propria individualità.
Quando lo spettatore sarà, con la propria mente e con il proprio corpo, nello stesso luogo e nello stesso tempo della performer, allora potrà realizzarsi quell'interscambio di energie, capace di sollevarci oltre la forma mentis del “prima e dopo”, per collocarci nella continuità di un eterno presente.
Questo è il tempo di Marina Abramović. img

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