Le armi della fotografia a Verona


CAFFèLARTE

Staff di ARTantide.com

“Di che reggimento siete, fratelli?”- G. Ungaretti -


Rubrica per Art Weekly Report; 14 Maggio 2012, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

imgTra i soldati senza essere dedito alle armi, una sorta di “confessore” delle immagini, che raccoglieva le preghiere dei volti e dei corpi di chi, da lì a poco, avrebbe probabilmente compiuto l'ultimo passo, gridato l'ultima volta per soffocare nell'improvviso, spietato, colpo avversario.
Robert Capa era presente, proprio in quel momento.
Le sue foto non le considerava buone se non erano state scattate a stretto contatto con i “soggetti”.
Era necessario condividere ogni esperienza di campo militare in prima persona, per poter poi divenire la memoria visuale collettiva dei posteri.
Capa, il cui vero nome era Endre Friedman, nasce a Budapest il 22 ottobre del 1923.
Divenne fotografo di guerra, non per scelta, ma per necessità e ricoprì il ruolo con dedizione e grande senso umano. Non si poteva non stringere amicizia con Robert: di tutte le persone che lo conobbero, nessuno ne conservò un ricordo sui generis. Era dotato di una vitalità e di un'euforia contagiose, che trasmetteva a chiunque, con animo generoso. E chissà quanto questa caratteristica potesse alleviare la cruda realtà degli scontri armati.
Nel sottosuolo di Verona, dal 25 marzo al 16 settembre 2012, gli Scavi Scaligeri (sede del Centro Internazionale di Fotografia) ripropongono l'esperienza sul campo del celebre fotografo, attraverso un evocativo percorso che si dipana tra le rovine romane e medievali.
La mostra inizia con il primo reportage realizzato dal diciannovenne Robert Capa a Copenhagen per la conferenza di Leon Trotsky, (1932) durante le quale venne, per la prima volta, messa a nudo la violenza dello stalinismo. Si susseguono poi gli scatti realizzati negli anni del Fronte Popolare a Parigi, la guerra di Spagna, l'invasione giapponese della Cina, sino allo scoppio della Seconda guerra mondiale. Capa documentò quest'ultimo tragico evento sui diversi fronti di battaglia, immortalando lo sbarco in Normandia e la liberazione di Parigi. Seguono i reportage in Unione Sovietica nel 1947 e in Israele 1948, dove le sue immagini divengono testimoni della nascita dello stato ebraico.
Robert Capa non era un pacifista, condivideva l'idea che talvolta, a causa della crudeltà e della violenza inflitta su un popolo, fosse necessario rispondere con le armi, per eliminare definitivamente il pericolo. La guerra come igiene del mondo, per ripulire gli animi dall'avidità della sopraffazione e dalla cieca e ottusa bramosia del potere. Durante lo scontro a Brunete (Spagna 1937), perse la vita la collega e compagna Gerda Taro, allora 27enne, schiacciata da un carro armato del governo spagnolo.
Un fotografo di guerra deve accettare la balìa degli eventi, anche se ciò significa “morire” ogni volta che la luce di uno sguardo si spegne per sempre. Tutti i sentimenti si acutizzano in circostanze come queste. Alcune fotografie ci rubano un sorriso dal cuore, quando un giovane miliziano in partenza per il fronte (Barcellona, agosto 1938) saluta la sua amata in un abbraccio fresco, innamorato e scherzoso.In Cina (1938) i bambini giocano spensierati sulla neve, che scende su di loro come una carezza.Soldati americani si godono il sole in Tunisia (1943), in un lasso ti tempo sospeso dall'orrore delle sparatorie. Nella zone Est di Londra, totalmente distrutta dai pesanti bombardamenti, nella chiesa di S. Giovanni, si celebra la S.Messa: è rimasto solo il parroco, due persone e sopra di loro il cielo aperto (giugno-luglio 1942). Il 25 maggio 1954, accompagnando una missione militare francese in Indocina, Capa perderà la vita calpestando una mina.
Un centinaio di fotografie provenienti dalla Magnum Photos, (agenzia fondata da Capa nel 1947 con Cartier-Bresson e Seymour) ,l'insuperabile capacità narrativa del bianco e nero, il silenzio degli scavi scaligeri, fanno di questa mostra un incontro profondo tra memoria, cuore a anima.

Un caro saluto al grande fotografo di guerra Horst Faas, scomparso in questi giorni. img

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