PIERO MANZONI: il demiurgo dell'arte


Arte Contemporanea: personalità artistiche e riflessioni

Katia Caloi e Sandro Orlandi

"Non c'è nulla da dire: c'è solo da essere, c'è solo da vivere."- P. Manzoni -


Rubrica per Art Weekly Report; Maggio 2012, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

P. Manzoni, "Uovo con impronta”, 1960.
P. Manzoni, "Uovo con impronta”, 1960.

“Siete invitati il 21 luglio alle 19, a visitare e collaborare direttamente alla consumazione dei lavori di Piero Manzoni”. E' il 21 luglio 1960.
Il centro espositivo Azimut presenta una tra le più curiose performance dell'artista cremonese, intitolata: “divorare l'arte”. Al pubblico vengono distribuite uova sode, che portano la “firma-impronta” del pollice del loro autore. Devono essere mangiate sul posto, e lo stesso Piero se ne ciba con disinvoltura e autoironia.In seguito verranno realizzate le “sculture viventi”: persone, tra cui modelle e pubblico, sui quali corpi Piero Manzoni apporterà la firma, corredata da certificato di autenticità.
Gioco? Desacralizzazione dell'arte? Presunzione sconfinata o spudorata provocazione?
E che dire della “Merda d'artista” proposta in vendita a un prezzo equivalente al suo peso in oro?
Pubblico, critica, appassionati d'arte e galleristi trovarono un ottimo grattacapo con il quale cimentarsi.
Piero nasce il 13 luglio del 1933 a Soncino (Cremona). Il padre è Egisto Manzoni, Conte di Chiosca e Poggiolo, la madre Valeria Meroni di Soncino.
I primi lavori del giovane Piero sono paesaggi e ritratti ad olio di stampo tradizionale. Gli inizi avvengono nell'ambito del Nuclearismo, favoriti dall'amicizia con Baj, autore degli "ultracorpi", che Manzoni riprende intorno al 1956, dipingendo esserini bizzarri, mostriciattoli quasi extraterrestri intercalati da oggetti potenzialmente pericolosi e contundenti: (forbici, chiodi, spille, pinze, cesoie). Queste presenze occupano la superficie della tela, con la consapevolezza che non esiste lo “spazio del quadro”.
Nel 1958 mette a punto gli "Achromes" (dal francese: incolore). Questi ultimi si presentano come tele o altre superfici ricoperte di gesso grezzo, caolino, su quadrati di tessuto, feltro, fibra di cotone, peluche o altri materiali. Si tratta di “attivare” la superficie del supporto, proprio come facevano in quegli anni Fontana e Burri.
A ridosso del 1960, Manzoni si allinea con il clima di azzeramento del periodo, dove “ridurre” diviene l'imperativo per eccellenza. Nascono così le “Linee”, di varie lunghezze, alcune aperte, altre chiuse in scatole cilindriche nere con etichetta informativa. Il suo stile diviene sempre più radicale. Supera la superficie del quadro e propone una serie di opere insofferenti nei confronti della tradizione: i Corpi d’aria e il Fiato d'artista (palloncini contenenti il fiato di Manzoni); le Uova scultura; le Basi magiche, piedistalli sui quali chiunque può diventare un'opera d'arte. Contemporaneamente l'oggetto d'arte acquista una sua esistenza indipendente; l'artista gli conferisce una fisicità autonoma, ne fa un prodotto che non ha bisogno di altro che di se stesso per essere opera d'arte.
Piero Manzoni lavora sul corpo della pittura, sulla materia come corpo dell'operazione artistica, combinando l'Idea e la Materia per applicarla e renderla comprensibile; il tutto con un perfetto equilibrio estetico. Fonda un proprio metodo di verifica, contestuale all'opera, in maniera che niente esista prima e dopo di essa. L'intuizione di genio, è lucidamente condotta con analitica razionalità, libera da qualsivoglia pedanteria accademica.
Come una vera e propria meteora, Piero Manzoni si spegne improvvisamente per infarto a soli trent'anni..è il 6 febbraio 1963.
In questo brevissimo lasso di tempo ha raccolto l'eredità di Duchamp, l'energia di Fontana e la semplificazione monocromatica di Yves Klein.
Conquistando la capacità di liberare la superficie di rappresentanza dell'arte, Piero Manzoni ne scopre il significato di spazio totale, in una luce pura e assoluta d'illimitate possibilità.

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Katia Caloi e Sandro Orlandi