JACKSON POLLOCK: De Profundis


Arte Contemporanea: personalità artistiche e riflessioni

Katia Caloi e Sandro Orlandi

“Non ho paura di fare cambiamenti, di rovinare l'immagine e così via, perché il dipinto vive di vita propria. Io cerco di farla uscire.”- J. Pollock -


Rubrica per Art Weekly Report; Maggio 2012, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

J. Pollock, Number One, 1948
J. Pollock, Number One, 1948

Nel “Capolavoro Sconosciuto” di Balzac, composto a Parigi nel 1832, viene preannunciato il destino dell’arte figurativa nel secolo successivo.
Il pittore Frenhofer, protagonista principale del racconto, intendeva ricreare sulla tela lo spirito, l’anima profonda degli oggetti e delle creature. La sua ricerca dell’assoluto nell’espressione artistica ruotava unicamente intorno ad un ritratto di donna, al quale Frenhofer immolò amicizie e interessi. Quando l'anziano pittore decise, dopo anni di lavoro, di consentire la visione dell'opera ai due colleghi Porbus e Poussin, il quadro si rivelerà nient’altro che un incomprensibile groviglio di macchie di colore sovrapposte, sotto cui si intravvede appena un frammento di piede nudo, delizioso, di forma perfetta. “C’è una donna là sotto!” esclama Porbus, facendo notare a Poussin gli strati di colore che Frenhofer aveva più volte sovrapposto credendo di perfezionare la sua opera. “Ma finirà pure per accorgersi, prima o poi, che non c’è niente sulla tela!” commenta Poussin. Frenhofer riesce a vedere per la prima volta con occhi lucidi il suo quadro, e tutte le sue sicurezze vacillano. “Niente! Niente! E ci ho lavorato dieci anni!” prorompe, scoppiando in lacrime. Frenhofer morì quella notte, dopo aver bruciato tutte le sue tele.
Circa un secolo dopo, la febbrile ricerca del protagonista balzachiano, si ripropone nelle tormentate tele dell'esponente dell'Arte Informale e dell'Action Painting: Jackson Pollock.
Americano ma di origine scozzese-irlandese, Paul Jackson Pollock nasce il 28 gennaio 1912 a Cody, Wyoming, ultimo di cinque figli.
Problematico e irrequieto, soggetto a depressioni, il giovane Pollock trovò malauguratamente presto rifugio nell'alcool, dipendenza che lo accompagnerà “fedelmente” tutta la vita.
Nel 1928 la famiglia si spostò a Los Angeles e Jackson si iscrisse alla Manual Arts High School dove brillò per il pessimo carattere, più che per le doti artistiche. Espulso dalla scuola, prese a girovagare in autostop nei territori sconfinati degli Stati Uniti. Un'anima profonda, alla ricerca di una spiritualità assoluta, che intravvedeva nei riti sciamanici dei nativi Navajo. In stato di trance essi disegnavano sulla terra gettandovi sopra sabbia colorata, in una danza antica quanto la notte dei tempi.
Dopo essersi trasferito a Springs, Pollock iniziò a dipingere stendendo le tele sul pavimento del suo studio sviluppando la tecnica del “dripping” (sgocciolatura). Per applicare il colore si serviva di pennelli induriti e bastoncini, realizzando grovigli di segni, macchie, spruzzi, aloni. Un rapporto fisico con la tela, che assume i connotati rituali, in un'inarrestabile disseminazione nella quale il corpo diviene protagonista. Pollock fa della superficie pittorica un "luogo" che diviene "azione", consentendo alle tensioni psichiche di emergere tramite le pulsione motorie. Nell’immagine che risulta non vi è centro né direzione di osservazione: è pittura "all over" (a tutto campo), avvicinabile e fisicamente attraversabile. Un'immersione totale nella materia del colore, un possesso assoluto del fare artistico.
La svolta cruciale avvenne nel 1943, in seguito a una personale tenuta alla galleria Art of This Century, aperta l’anno precedente dalla collezionista Peggy Guggenheim. Peggy, affascinata dai dipinti di Pollock, gli commissionò un grande quadro per la propria villa newyorkese. Pollock, per mesi, rimase chiuso nello studio-granaio di Long Island, dove viveva assieme alla pittrice Lee Krasner, sposata nel '45. Era depresso, sconvolto dall’alcool, incapace di avvicinare la tela sul cavalletto, finché una notte gettò la tela sul pavimento e cominciò a danzarle intorno cospargendola di colori. Per due giorni restò in preda di quella furia creativa e quando smise di dipingere si trovò dinanzi a un “capolavoro sconosciuto”. Conquistata l'ammirazione indiscussa di Peggy Guggenheim, Pollock varcò le porte del successo internazionale. Ma nell’inverno del 1951 una grave crisi depressiva minò in modo irreparabile il suo corpo e la sua mente. I colori dei dipinti si fecero sempre più cupi e la vena creativa sembrò inaridirsi. Il disperato tentativo di riprendere il controllo di sé, si interrompe sulla strada di casa.
L’auto, guidata in stato di ebrezza, si schianta contro un albero. Era l'11 agosto 1956 a Long Island e quell'incidente, sostanzialmente un suicidio.
Rimangono i segni delle sue tele, gesti inconsolabili ma energicamente vitali.
Dal profondo a te grido....

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Katia Caloi e Sandro Orlandi