Meeting point: Italia-Cina alla “Factory”


CAFFèLARTE

Staff di ARTantide.com

“L'arte non insegna nulla, tranne il senso della vita.” - Henry Miller (1891-1980, scrittore americano)


Rubrica per Art Weekly Report; 28 Maggio 2012, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

imgIl complesso artistico Factory 798 o Dashanzi Art District sorge a Dashanzi, nel distretto Chaoyang a Pechino e ospita la più fiorente comunità artistica dell'intera Cina.
Concepito nei primi anni '50 come un' estensione del “piano di unificazione socialista”, venne studiato in cooperazione con l'Unione Sovietica. Durante il primo piano quinquennale dell'allora neonata Repubblica Popolare Cinese, vennero edificate 156 fabbriche, in seguito destinate allo sviluppo di componenti elettronici nel progetto di collaborazione con la Germania dell'Est. Con una superficie di 640 mila metri quadri, il complesso prese il nome di Joint Factory 718, dopo che il governo cinese decise di utilizzare il numero 7 come “prefisso” per catalogare tutti i complessi militari. In seguito una nutrita schiera di artisti e designer cominciarono a muoversi verso Dashanzi, convertendo la vecchia fabbrica in un vivace quartiere artistico. Nello stesso anno, Tabata Yukihito della Tokyo Gallery creò il Beijing Tokyo Art Project (BTAP) dentro una sezione della Factory 798. Questo fu il primo intervento di recupero concreto dei caratteristici capannoni tedeschi che, da lì a poco, divennero sinonimo dell'intero distretto. Cominciarono ad aprire un numero sempre crescente di atelier, studi di design, club e gallerie, caffè, negozi, ristoranti, catalizzando in breve tempo, curiosi, appassionati, collezionisti e mercanti d'arte da tutte le parti del mondo. Coerentemente con lo spirito di aggregazione che contraddistingue la zona, le gallerie d'arte sono tutte a ingresso libero.
Proprio questo spirito di aggregazione, originato da vicende storico-politiche diverse dall'Occidente, fa degli artisti cinesi un'ammirevole forza.
A livello europeo sono ormai un lontano ricordo i tempi in cui la collaborazione artistica fungeva da presupposto necessario per alimentare un Movimento. Singoli geni di ogni branca appartenente all'Arte inserivano il proprio contributo per un fine alto, che potesse configurarsi come bene per la collettività. Dopo le esperienze del Bauhaus e delle Avanguardie storiche, non si ripeté più l'occasione di appendere giacca e cappello accanto a quelli di Wassily Kandinsky, di Paul Klee o di Walter Gropius. Tantomeno discutere e ordinare un caffè o un amaro seduti al tavolo con le diverse anime del Futurismo: un conviviale scambio di opinioni è ormai, per noi occidentali, un nostalgico ricordo.
Successivamente i tempi, mutarono la condizione di condivisione: il processo creativo divenne, di fatto, sempre più personale e individualistico.
A Pechino si assiste alla situazione inversa: 40 artisti cinesi (tra i quali: Chen Wenling , Feng Zhengjie, Lan Zhenghui, Liu Jiahua, Peng Lu , Wei Li) sono stati convocati in vista del progetto “Biennale Italia – Cina”, che si terrà tra settembre e ottobre 2012 presso la Villa Reale di Monza;con seguito in dicembre, a Mantova, nelle prestigiose mura di Palazzo Te.
Nonostante le diverse poetiche, le differenti cronologie artistiche e le singole esperienze maturate nel campo, tutti gli artisti invitati hanno aderito alla presentazione del progetto.
Un incontro del genere sarebbe impensabile in Occidente, in questo periodo storico!
Il dialogo tra ciascuno di loro è aperto, diretto, piacevolmente privo del “pedante germe polemico”.
Nuovi orizzonti artistici stanno per proporsi al nostro sguardo e al nostro animo.
In un periodo dove i sogni sono sempre più ridotti ai minimi termini, ecco un'ulteriore possibilità di abbracciare, nel nostro tempo, un “fine” che vada oltre le barriere individuali, per nutrire i nostri desideri di quanto di più spontaneo e positivo l'essere umano possa realizzare e universalmente condividere:................... l'Arte!img

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