EMILIO VEDOVA: l’Informale veneziano


Arte Contemporanea: personalità artistiche e riflessioni

Katia Caloi e Sandro Orlandi

“Quando la mia anima si placa dagli interrogativi...Allora dipingo da un quaderno.” -E. Vedova-


Rubrica per Art Weekly Report; Giugno 2012, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

E. Vedova, Immagine del tempo, 1951
E. Vedova, Immagine del tempo, 1951

Un maestro veneziano che pone degli interrogativi, crea inquietudini, coinvolge l’osservatore in luoghi, dimensioni, situazioni allarmanti. Nel suo lavoro, non si scorgeranno mai pause, cedimenti o cali di tensione.
La sua vicenda di artista si è sempre compromessa col rischio e la sfida del coinvolgimento diretto, esponendosi senza risparmio.
Opere dalla “presenza attiva” si sporgono mettendo a nudo le zone oscure, ne sentono i traumi, le cadute, saggiando la coscienza individuale e i suoi conflitti col collettivo, i nessi fra la memoria che intercorrono tra passato e presente.
Emilio Vedova nasce a Venezia, da una famiglia operaia, il 9 agosto 1919.
Da ragazzo tenta svariati mestieri, in fabbrica, presso un fotografo, da un restauratore.
Autodidatta, era passato dallo studio delle rappresentazioni forti di Tintoretto, di Piranesi, all’equilibrio postimpressionista, per poi avvicinarsi al vigore polemico dell’espressionismo di Kokoschka, e al cubismo picassiano. Vedova era sempre alla ricerca di nuove chiavi di lettura della realtà, che lo avvicineranno particolarmente all’Informale.
Negli anni 1944-45 partecipa attivamente alla Resistenza e nei lavori di questi anni si nota già un segno più vigoroso. Conobbe alcuni antifascisti nella periferia veneziana, in quelle osterie dove andava a mangiare, come la trattoria di Libertà Spina, covo di ribelli e oppositori al fascismo. A Roma incontrò il pittore Giulio Turcato e Guttuso, a Milano Treccani e fece attività nelle loro organizzazioni. Tornato nel Veneto raggiunse le alture dell’Alpago e iniziò la lotta partigiana.
Alto, barba lunga, parlare concitato, entusiasta e polemico..non a caso i compagni di lotta lo ribatezzarono “Barabba”. Il suo slancio gestuale aveva la forza di un manifesto, portava con sé l’esperienza appena vissuta in montagna e la riversava nel segno e nelle pennellate irruenti, di negazione di ciò che era vecchio. Per Vedova l’arte era azione, cultura, etica.
Una pennellata era un colpo di nervi, bilioso e selvaggio. Nelle sue opere fino al '45 è ben “visibile” lo “scontro armato” tra le diverse regole pittoriche: espressività barocca, guizzi di Futurismo, e cromatismo espressionista. Cocktail esplosivo ma lucidamente ancorato ad una solida struttura.
Fra il '53 e il 58 con il “Ciclo della natura” e il “Ciclo della protesta” Vedova perfeziona il suo grado pittorico sino a realizzare, dagli anni ‘60, i “Plurimi” : l'immissione della pittura nella tridimensionalità.
Vedova non ha mai cessato di lavorare, di protestare, di profetare.
La carriera artistica del maestro veneziano fu lunga e ricca di tappe importanti, di premi e riconoscimenti. La sua fama oltre i confini nazionali conquistò la Germania e gli Stati Uniti. Un uomo tonante, impavido, dalla vena polemica, che riservava il suo lato mansueto esclusivamente alla moglie Annabianca.
Emilio Vedova si spegnerà nel sonno a 87 anni il 21 settembre 2006, poco più di un mese dopo la morte dell’amata moglie, compagna di una vita intera.
“Il pittore è contemporaneità, ha due occhi di lupo che guardano per odiare e amare”.

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Katia Caloi e Sandro Orlandi