Adolfo Wildt al Museo San Domenico di Forlì


CAFFèLARTE

Staff di ARTantide.com

“La scultura, come tutte le arti, è una via regia per conoscere il mondo e svelarne i segreti.”- Olivier Delahaye -


Rubrica per Art Weekly Report; 4 Giugno 2012, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

imgAdolfo Wildt è stato da sempre considerato un genio della scultura moderna, purtroppo dimenticato.
Si deve ringraziare la famiglia Paulucci di Calboli, e l'Archivio Scheiwiller di Milano se è stato possibile mettere insieme questo nucleo di opere che offrono una più che esauriente panoramica dell'esperienza artistica di questo grande scultore.
Adolf nasce a Milano nel 1868 da famiglia poverissima, il padre fa il portiere e fin da bambino deve fare il garzone, poi da ragazzo diventa finitore di marmi e qui si forma il suo straordinario interesse per la scultura, riesce anche a frequentare la scuola Superiore d'Arte Applicata di Brera.
I capolavori del passato sono i suoi massimi ispiratori e si appassiona a loro tanto da volerli superare per tecnica ed armonia di forme; è per questa passione che nella sua opera si fondono mirabilmente concetti classici e moderni. Fin da subito riscuote un notevole successo che lo porterà a intrecciare influenti amicizie (come quella della nobildonna Margherita Sarfatti, raffinata intellettuale amica di Mussolini) e ad importanti riconoscimenti, come quello di Accademico d'Italia, ma nel contempo tanti denigratori.
La sua indiscussa abilità tecnica nel modellare la materia, il marmo in particolare, unita ad una ricerca tormentata ed infinita, quasi sensuale, dei valori plastici delle forme e delle figure lo collocano fuori da ogni corrente artistica, sia conservatrice che d'avanguardia. Tutto questo in linea con un carattere irrequieto che unito ad una innata insoddisfazione lo spingono sempre verso nuove espressività.
Ebbe la fortuna di godere dell'aiuto di un importante e ricco collezionista prussiano, Franz Rose, che gli tolse per 18 anni l'incombenza economica, consentendogli di realizzare molte opere, purtroppo buona parte sono andate perdute a causa della guerra.
Finita l'esperienza internazionale ritorna non molto volentieri a Milano, che considera troppo provinciale, e lì fonda la Scuola del Marmo, che poi fu incorporata dall'Accademia di Brera. Si racconta che un segreto della straordinaria lucentezza dei suoi marmi dipendesse dall'uso di stracci imbevuti di urina, tanto da invitare i suoi allievi a fare altrettanto. Non sappiamo se anche Lucio Fontana e Fausto Melotti, che furono suoi allievi, si sottoponessero a questo metodo. Ebbe anche eccellenti frequentazioni con il mondo della cultura, da Pirandello a D'Annunzio.
Dare una definizione dell'operato di Adolfo Wildt è praticamente impossibile; a volte rigorosamente classico, a volte drammaticamente espressionista, a volte neogotico ed a volte profondamente simbolista. Qualcuno lo ha definito “l'ultimo degli antichi” e “il primo dei moderni”.
Le sue figure sono scarne ed essenziali, persino inquietanti, quasi egli volesse, attraverso una lucida purificazione delle forme ed una esautorazione dei sentimenti, metterne a nudo l'anima.
Si deve ringraziare i Musei di San Domenico per aver dato corpo a questa mostra, fondamentale omaggio ad uno dei più colti e tecnicamente perfetti scultori italiani.img

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