VICTOR VASARELY: utopia sociale e dinamismo


Arte Contemporanea: personalità artistiche e riflessioni

Katia Caloi e Sandro Orlandi

“L’arte del domani sarà un tesoro comune collettivo o non sarà affatto arte” . - V. Vasarely -


Rubrica per Art Weekly Report; Giugno 2012, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

V. Vasarely, "Vega"
V. Vasarely, "Vega"

Pragmatico, ingegnoso, e filantropo; a sostegno di un’arte accessibile a tutti e alla quale tutti possano contribuire. Non confidava negli artisti che lavoravano in base alla personale soggettività e alla libera ispirazione, perché li considerava inadatti ad una società globale, governata dalle scienze e dalla tecnica.
Una poetica basata su geometrie sperimentali, utopia sociale, e tridimensionalità.
L'avvento di una nuova era, nella quale l'arte, portatrice di messaggi universali, deve essere arricchita da un’etica volta a migliorare la vita quotidiana .
Multidisciplinarietà e democratizzazione del fare artistico, sono le linee guida dell'ungherese Victor Vasarely, lungimirante “profeta” del Novecento.
Voctor Vasarely nasce il 9 Aprile 1906 a Pécs.
Trascorre l'infanzia nel suo paese natale fino al diploma, nel 1925; in seguito frequenta l'università di Medicina per poi terminare il percorso accademico nella facoltà di Lettere. I suoi studi proseguono al Műhely, una scuola da lui definita "il Bauhaus ungherese", che influirà notevolmente sulla sua arte attraverso un'attenzione alla composizione geometrica dell'opera. Nel 1930 si trasferisce a Parigi dove rimarrà per tutta la vita. Lavora come artista pubblicitario mentre, parallelamente, approfondisce gli effetti ottici nella grafica. Dopo il matrimonio con Claire, conosciuta al Mühely e la nascita dei figli André e Jean-Pierre, (noto poi come Yvaral), Vasarely ottiene una grande personale alla galleria Denis René, nel 1944. Dal 1950 si sviluppa la Optical Art, detta Op-Art, nuova espressione d'arte di cui Vasarely diviene il maggior esponente. L'opera in movimento, l'arte attraverso la cinetica, come raggiungere lo sguardo di colui che guarda l'opera. Dopo anni di attenta riflessione, Vasarely dichiara il seguente esito:
"La posta in gioco non è più il cuore, ma la retina, e l'anima bella ormai è divenuta un oggetto di studio della psicologia sperimentale. Il compito della mia opera non è più quello di immergere l'osservatore in una dolce melanconia, ma di stimolarlo, e il suo occhio con lui".
Seguendo questo pensiero, elabora una specie di alfabeto dei colori (chiamato dall’artista: "unità plastica"), fa stampare migliaia di fogli colorati che usa per comporre combinazioni di colori in modo da scomporre e ricomporre delle sequenze; se poi convincevano l’artista venivano riprodotte sulla carta millimetrata per progettare il quadro."Le mie unità plastiche: i cerchi multicolori, i quadrati, sono la controparte delle stelle, degli atomi, delle cellule e delle molecole, ma anche dei granelli di sabbia, dei ciottoli, dei fiori e delle foglie…" .
I “disegni geometrici” deformati dalla prospettiva imposta da Vasarely, danno origine ai celebri “Vega”. Queste forme “hanno un che di mostruoso, inquietante”. Osservando un Vega si viene rapiti dal gioco concavo/convesso che, ingannando la percezione, mostra un'ondulazione sferica che sembra voler uscire dal piano di base. L’immagine è immobile e nel contempo dinamica: fissandola a lungo l’occhio tende a catturare il mondo delle assonometrie, lasciandosi trasportare all’interno.
Gli anni sessanta e settanta sono stati il periodo più produttivo di Vasarely dal punto di vista artistico e culturale. Le due mostre, la prima nel 1965 al MOMA di New York e la seconda nel 1967, al Musée del'Art Moderne de la Ville de Paris, hanno esponenzialmente accresciuto la sua fama, conferendogli l'immagine di maestro della cinetica pittorica, fino all'ultima "trasposizione geometrica", come le definiva lui, avvenuta il 15 Marzo 1997, all'età di 89 anni.


Katia Caloi e Sandro Orlandi