ROY LICHTENSTEIN: l'Arte dei Comics


Arte Contemporanea: personalità artistiche e riflessioni

Katia Caloi e Sandro Orlandi

“Un mio quadro non sembra il dipinto di qualche cosa, ma sembra la cosa stessa”. - R. Lichtenstein -


Rubrica per Art Weekly Report; Giugno 2012, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

R. Lichtenstein, "Masterpiece"
R. Lichtenstein, "Masterpiece"

Per essere oggi considerato uno dei maggiori esponenti della Pop Art americana, sono dovuti trascorrere diversi anni.. .Certo, è alquanto inusuale proporsi al mercato dell'arte con un:“Whaam!”(1963).
Roy Fox Lichtenstein nasce a New York il 27 ottobre 1923.
Figlio unico di Milton Lichtenstein, agente immobiliare, e Beatrice Werner, Roy cresce in una famiglia borghese di origine ebrea. La sua infanzia trascorre tranquilla nella città natale, dove studia e si appassiona alla scienza e al mondo dei fumetti.
A 16 anni inizia a prendere lezioni di pittura, dimostrando un'innata attitudine al disegno.
Gli studi presso la Ohio State University vengono interrotti nel 1943, anno in cui Roy viene arruolato e inviato in Europa allo scoppio della seconda guerra mondiale.
Durante il servizio militare, Lichtenstein realizza su richiesta di un superiore copie ingrandite di fumetti tratti dalla rivista dell'esercito “Stars and Stripes”. Egli ricorderà in seguito che l’ordine gli parve seccante e i fumetti divertenti, ma insignificanti.
Terminata la guerra Roy ha modo di concludere il suo corso di laurea in arte, abilitazione che gli permetterà, in seguito, di insegnare all'Università di Cleveland. Nel '51 si trasferisce a New York con la prima moglie Isabel Wilson ed i figli David e Mitchell. Un uomo dalle grandi risorse che affianca l'insegnamento all'impiego saltuario come designer pubblicitario e vetrinista, realizzando i primi assemblaggi figurativi esposti qua e là a New York. E' ancora un perfetto sconosciuto che, come molti suoi colleghi, tenta un varco nella Grande Mela delle possibilità. Ci voleva uno stile, una rima inconfondibile per fare breccia nel gusto dell'America post-war degli anni '50...
La svolta avviene nei primi anni '60 dove, grazie a Leo Castelli (imparagonabile mecenate di talenti), Roy Lichtenstein tiene la sua prima personale, in linea con il neonato genere Pop.
A differenza dei “demoni ” che attanagliavano l'esistenza irrequieta degli artisti della Popular Art (Andy Wharol in primis), Roy non dovette mai combattere con la pressione di un ego smisurato: rinunciava volentieri ai riflettori, mantenendo un freddo distacco, una timidezza di fondo che, forse, lo preservò da eccentricità e protagonismi difficilmente gestibili. "Non ho grandi preoccupazioni", diceva spesso, "io sono anti-sperimentale e anti-contemplativo, anti-sfumatura, anti-fuga-dalla-tirannia-del rettangolo, anti-movimento e luce, anti-mistero, anti-qualità della pittura, anti-Zen e anti-tutte quelle brillanti idee che precedono la tendenza artistica e che ognuno è in grado di capire così bene".
Scommettendo sul Fumetto, Lichtenstein dà vita ad un'arte nuova e diversa: con raffinata maestria dilata enormemente l'immagine tratta da una comic-strip, riportandone l'altrettanto smisurato enunciato.Diversamente dall'apparenza si tratta di opere realizzate interamente con la pittura dove, l'effetto “puntinato” perfettamente regolare, tipico della retina tipografica del fumetto, viene ottenuto con l'ausilio di una griglia forata. L'immagine estrapolata dal suo contesto diviene autonoma ed unica, un vero e proprio oggetto estetico destinato al consumo finale del pubblico.
Nel corso degli anni Lichtenstein inizia un confronto con l’arte del passato recente, realizzando “fumetti” che rivisitano gli stili sorti nel corso del Novecento, dal cubismo al futurismo, dall’espressionismo all’action painting.
La contaminazione tra pittura e fumetti crea un dialogo originale che, negli ultimi anni, coinvolge anche la scultura.
Rimanendo fedele al proprio fare artistico, Lichtenstein continua a dipingere anche 10 ore al giorno; personali e retrospettive si susseguono fino al suo ultimo giorno, il 29 settembre 1997.

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Katia Caloi e Sandro Orlandi