OSKAR KOKOSCHKA: la follia dell'oblio


Arte Contemporanea: personalità artistiche e riflessioni

Katia Caloi e Sandro Orlandi

“Il quadro procede molto lentamente..Noi guardiamo con assoluta calma le espressioni dei nostri volti, tenendoci, l’un l’altro, sul bordo di un semicerchio.” - O. Kokoscha -


Rubrica per Art Weekly Report; Agosto 2012, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

O. Kokoschka, The Tempest, 1914
O. Kokoschka, The Tempest, 1914

Oskar Kokoschka nasce il 1° marzo 1886 a Pöchlarn (Bassa Austria).
Secondo di quattro figli dell'orafo Gustav Kokoschka e di Romana Loidi. Alcune voci sostengono che l'infanzia del piccolo Oskar fosse alquanto speciale: la mamma aveva una spiccata capacità sensitiva. Oskar inizia a dipingere all’età di quattordici anni e, quando con la famiglia si trasferisce a Vienna, si icrive nel 1905 alla Scuola di Arti Applicate, grazie ad una borsa di studio. Sono anni in cui Kokoschka realizza numerosi ritratti di celebrità viennesi, ma di certo non aspira a divenire un ritrattista; motivo per cui, stancatosi di quella mansione, si trasferisce a Berlino.
L'incontro e la frequentazione dei circoli culturali radicali e d'avanguardia, accrescono in lui una grande ammirazione per i lavori di Edvard Munch, dei Fauves e per i pittori del gruppo Die Brücke, uno dei primi nuclei dell'espressionismo tedesco.
L'anima di Oskar inizia solo ora a trovare il giusto veicolo per manifestarsi: violento cromatismo e un'attenta analisi psicologica che intende indagare l'intimo del personaggio, di pari passo con l'omologa ricerca psicoanalitica realizzata nella medicina da Sigmund Freud.
Nel 1912 la vita di Oscar Kokoschka viene completamente stravolta dalla tormentata relazione con una donna che influenzerà radicalmente il suo fare artistico e la sue relazioni future. Lei è Alma Malher, neovedova del compositore Gustav Malher, scomparso da pochi mesi. Alma è brillante, carismatica e appartiene all'aristocrazia. Incarna perfettamente la donna-mantide, un'immagine erotica molto diffusa nella cultura austriaca di quegli anni, che aveva già trovato espressione in alcuni capolavori di Klimt, come “Giuditta”.
Oskar ha 25 anni e Alma 32. Non durerà molto la loro relazione; dopo innumerevoli litigi e furiose gelosie di Kokoschka, troppo giovane e inesperto per trattenere quella Musa dal fascino irresistibile, lei lo lascerà definitivamente nel 1914. L'esito di tale lacerazione interna, porta Oskar a realizzare uno dei suoi capolavori, a ridosso della prima guerra mondiale: “La sposa del vento”, conosciuto anche come “La tempesta”, opera essenzialmente tragica e segno evidente della maturità espressiva dell'artista. Su di una conchiglia alla deriva giacciono i due corpi degli amanti: lei dorme serena e noncurante dell'insonnia ansiosa che attanaglia lui, tensione che fa del suo corpo un unico fascio di tendini e nervi stremati dall'impossibilità di trovare riposo.
Durante la prima guerra mondiale Kokoschka si arruola come volontario nel XV reggimento austro ungarico e viene ferito sul fronte orientale; dopo un ricovero all'ospedale militare, è congedato per instabilità mentale. Il ricordo di Alma Malher non lo aveva mai abbandonato perciò, nel 1918 , avvia un'intensa corrispondenza con la modista Hermine Moss alla quale fornisce dettagliate istruzioni per realizzare una bambola con le stesse fattezze della sua amata, feticcio al quale Oskar non fa mancare un degno corredo con i più preziosi abiti e scarpette.
A partire dal 1924 viaggia in Europa e in Africa, dipingendo i paesaggi che incontra attraverso disegni vibranti con colori accesi. Si cimenta anche nella drammaturgia, scrivendo testi teatrali fondamentali per il teatro espressionista. Dopo l'invasione nazista dell'Austria si rifugia a Praga; e in seguito a Londra. Il regime hitleriano confischerà le sue opere d’arte degenerata.
Solo in Svizzera, al termine della seconda grande guerra, l'animo tormentato di Kokoscka troverà un po' di pace: la sua pittura si allontana gradualmente dalle tematiche dell’analisi psicologica per trattare i grandi spazi, i paesaggi e le vedute, secondo schemi post-impressionisti. Nasce una percezione nuova che unisce forma e sentimento nei più diversi soggetti.
L'artista muore il 22 febbraio 1980, novantaquattrenne, in un ospedale di Montreux, nella sua adorata Svizzera.

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Katia Caloi e Sandro Orlandi