L'Uomo che cammina...al Bard


CAFFèLARTE

Staff di ARTantide.com

“L’arte mi interessa molto, ma la verità mi interessa di più”. - A. Giacometti -


Rubrica per Art Weekly Report; 06 Agosto 2012, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

imgIl Forte di Bard, imponente opera di sbarramento all'imbocco della Valle d'Aosta, ospita dal 7 luglio al 18 novembre 2012 la mostra “Giacometti L'Homme qui marche”.
Il celebre “Uomo che cammina” dell'artista scultore svizzero occupa un posto centrale nella celebre fortificazione sabauda.
Un luogo adibito alla difesa che, fortunatamente, non è mai stato teatro di scontri; eppure con le opere di Giacometti (1901-1966), si entra nel dolore, nelle membra consumate da un esistenzialismo sartriano radicato, in uscita dalla grande guerra. Eppure, in quei corpi provati dal tempo, passati attraverso l'inferno e giunte fino a noi si percepisce un istinto alla vita, l' unica motivazione, universalmente presente tanto nell'uomo quanto negli animali. Motivo per cui nelle diverse sculture di donne, uomini, cani, ridotti letteralmente ai minimi termini, si percepisce un anelito di vita, sufficiente a far continuare la loro marcia errante.
Il percorso espositivo propone oltre 120 opere tra sculture, litografie originali, oli, disegni, acqueforti e delicati modellini in gesso.
La scelta ricade sulla produzione ‘matura’ dell’artista, centrata sull’uomo e sulla sua vita interiore.
La mostra si apre con i lavori di un Giacometti appena diciassettenne, come “Testa di giovane”o il “Ritratto di Diego”.
Negli anni Trenta Alberto Giacometti viene coinvolto nel più importante fenomeno artistico del momento, il Surrealismo, testimoniato da "Il cubo" e "L'oggetto invisibile", opera-simbolo di questa fase. La sua fase più feconda, dal '47 e per tutti gli anni Cinquanta, le figure sembrano crescere, sottilissimi e filiformi nella loro monumentale gracilità.
Alla maturità risalgono le nove versioni di "Donne di Venezia", angosciate e solenni sculture realizzate per la Biennale di Venezia del 1956. Numerosi anche i ritratti su cui Giacometti ritorna spesso con drammatica ossessione.
Esili, filiformi, sole creature che si muovono a passi lenti, con un peregrinare infinito, come eterna rimane la ricerca del proprio Io in un epoca sempre più corrosa da una bulimia consumistica che sfocia in anoressia dello spirito. Tema quanto mai attuale.
“Cammina uomo, forse al prossimo passo troverai nutrimento e sollievo”.img

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