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SALVADOR DALI': l'instabilità dell'aragosta


Arte Contemporanea: personalità artistiche e riflessioni

Katia Caloi e Sandro Orlandi

“L’unica cosa della quale il mondo non avrà mai abbastanza è l’esagerazione.” - S. Dalì -


Rubrica per Art Weekly Report; Settembre 2012, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

S. Dalì_"Apparizione del volto e del piatto di frutta sulla spiaggia"_1938
S. Dalì_"Apparizione del volto e del piatto di frutta sulla spiaggia"_1938

I suoi baffetti provocatori arricciati all'insù, gli occhi spiritati e roteanti, le sue dichiarazioni spropositate, i suoi poliedrici interessi; in poche parole: Salvador Dalì.
Pittore, scultore, scrittore, cineasta e designer, Salvador Domènec Felip Jacint Dalí y Domènech, marchese di Púbol, nasce l'11 maggio 1904 nella cittadina di Figueres, in Catalogna.
Il padre è un avvocato e notaio, la cui rigidità caratteriale viene compensata dalla moglie Felipa Domènech Ferrés, più incline ad incoraggiare le aspirazioni artistiche del figlio.
La coppia aveva avuto un primo figlio, Salvador, morto a causa di una meningite. La tragica perdita del primogenito, portò la coppia a eternare il suo nome, chiamando il secondo figlio proprio Salvador. Il futuro artista sentirà sempre gravare sulle sue spalle il ricordo di quel fratello mai conosciuto, fatto che lo porterà a convincersi di essere una sua reincarnazione.
L'autorità del padre fatica ad essere riconosciuta da Salvador, il quale sfida con ogni mezzo, già da bambino, la figura paterna, dapprima con finti eccessi di tosse, fino al soffocamento, poi con l'indisciplina nel Collegio. La sorella Ana Marìa, di tre anni più giovane di Salvador, riporterà questo difficile rapporto in un libro, pubblicato 1949.
La prima esposizione pubblica di Salvador Dalì risale al 1919 al Teatro Municipale di Figueres.
A 16 perde la madre a causa di un tumore, “la disgrazia più grande che mi sia capitata nella vita.”
Gli studi all'Accademia di Belle Arti di Madrid si concludono con l'espulsione di Salvador, per aver giudicato incompetente la commissione che doveva esaminarlo.
Indomabile, istrionesco, eccentrico, riconoscibilissimo per via dei suoi abiti alla zuava, Dalì nel 1926 è a Parigi. La svolta: l'incontro con Picasso, presentatogli da Joan Mirò. Per incrementare la creatività ed esplorare il subconscio, Dalì definisce e utilizza il “metodo paranoico-critico”: una sistemazione rigorosa dei fenomeni e dei materiali più deliranti, con l'intenzione di rendere tangibilmente creative le idee più ossessivamente pericolose. Figure paradossali, elefanti che si reggono su esilissime e chilometriche zampe, giraffe in fiamme, molli orologi che sfidano la persistenza della memoria e del tempo, il tutto condito da una sottile e sempre presente vena erotica.
L'adesione al Surrealismo, distruttivo e iconoclasta, incrina definitivamente i rapporti con il padre, già duramente provati dall'unione del figlio con la musa Gala (Ivanovna Diakonova), di undici anni più grande e moglie del poeta Paul Éluard.
Giunge il momento dell'esposizione a New York, tramite il mercante d'arte Julian Levy. L'esito è scalpore e interesse, in linea con le aspettative di Dalì. Le porte si spalancano anche a Londra dove, con l'aiuto del mecenate Edward James, vengono realizzate due delle più celebri icone del movimento surrealista: il “Telefono aragosta” e il Divano a forma di labbra di Mae West.
Nel 1940 dall'unione con Gala nasce l'unico figlio di Dalì: José Van Roy Dalí. Il felice evento è però funestato dallo scoppio della guerra mondiale, che obbliga la famiglia a ripararsi negli Stati Uniti. Per l'artista spagnolo si apre un periodo di riflessione che lo riavvicina al Cattolicesimo, pare tramite un esorcismo praticato su di lui da frate Gabriele Maria Berardi. Rientrato in Catalogna nel '49 riprende la sua ininterrotta attività poliedrica.
Attorno al suo personaggio così amorevolmente costruito, Dalì seppe attirare artisti come Andy Warhol, stilisti come Christian Dior, appassionare re Juan Carlos e lo stesso Walt Disney, per via della sua inesauribile fantasia.
Nel corso della sua carriera Dalí ha realizzato più di 1.500 dipinti, oltre ad illustrazioni per libri, litografie, scenografie e costumi teatrali, disegni, sculture e svariate altre opere.
La moglie Gala si spegne il 10 giugno 1982, portando con sé la voglia di vivere del marito, già provato dal parkinson. Il cuore di Salvador Dalì è debole e sulle note di Tristano e Isotta di Wagner , il 23 gennaio 1989 a Figueres, raggiunge la sua amata Gala.
“E, attraverso la densità della carne confusa e demoniaca, attraverso la mia esistenza intera, questo solo ho cercato: il Cielo! Chi non lo ha ancora capito è un sventurato!”

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Katia Caloi e Sandro Orlandi