Renzo Vespignani al Casino dei Principi di Villa Torlonia


CAFFèLARTE

Staff di ARTantide.com

“Nella tua incoscienza è la coscienza che in te la storia vuole, questa storia il cui Uomo non ha più che la violenza delle memorie, non la libera memoria.”- Pier Paolo Pasolini -


Rubrica per Art Weekly Report; 10 Settembre 2012, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

imgCoraggioso, vitale, socialmente impegnato, ha suscitato sempre l’interesse di artisti e intellettuali, da Visconti a Pasolini.
Straordinario pittore e incisore, si interessò di illustrazione, scenografia, cinema e teatro. Il suo segno è decisamente diretto, cupo, ferito, la struttura cinica e dura del bianco-nero. Il colore è una conquista più tarda, frutto dell'esperienza del movimento realista.
Renzo Vespignani (1924 – 2001), protagonista romano dell'Italia del dopoguerra, è in esposizione, fino al 18 novembre 2012, a Villa Torlonia, Roma.
Le sue opere costituiscono nel loro insieme una preziosa testimonianza di storia italiana, dall'occupazione nazista della Capitale, alle speranze della ricostruzione, sino ai nuovi miti della società dei consumi, e al conseguente degrado etico ed esistenziale.
“Un quadro, una scultura, sono il risultato di uno scontro durissimo; l’immagine che ne esce è sempre piena di lividi e ferite”. In tal modo Vespignani descrive il proprio fare artistico, trasfigurando i dipinti in luogo di combattimento.
Renzo Vespignani, ultimo di sei fratelli, nasce a Roma il 19 febbraio 1924 da Guido Vespignani ed Ester Molinari.
Il padre è un grande chirurgo e viene a mancare quando Renzo è ancora un bambino. La famiglia, dovendo far fronte alle difficoltà economiche, si trasferirsi nel quartiere del Portonaccio, la zona proletaria, adiacente al quartiere di San Lorenzo.
Il giovane Renzo realizza poesie e racconti per diversi giornali, come: Mercurio, Realismo, Città aperta, Europa letteraria, ecc. ma la sua vena artistica troverà invece tragica ed elevata espressione nella pittura, in seguito al bombardamento su San Lorenzo nel luglio 1943. “Il mio modo di guardare è cambiato il 19 luglio (…) Lentamente mettevo a fuoco la strada, il cortile, e più lontano, dov’era stata la basilica di San Lorenzo, in una specie di fiamma bianca e allungata, il sole. Da quel giorno la realtà, sempre più spesso, cominciò a ferirmi come un’annunciazione”. Esplorare la realtà di una città martoriata ma vitale, i suoi paesaggi ferroviari, la periferia e i suoi abitanti, tutti soggetti ai quali rimarrà a lungo fedele. La pittura diviene testimonianza e denuncia sociale della progressiva alienazione dell'uomo, privato della sua dignità dagli orrori della guerra e straziato poi dallo scempio edilizio del capitalismo.
Nel 1945 espone la sua prima personale e comincia a collaborare a varie riviste politico-letterarie con scritti, illustrazioni e disegni satirici. Dopo il '50, Vespignani affronta soggetti nuovi e approda al ritratto e all'autoritratto. Analizzare, sezionare, facendo sua la freddezza imperturbabile del chirurgo.
Negli anni Sessanta incontra la pittura di Francis Bacon: si accentuano le componenti drammatiche, approdando alla serie delle Anatomie. Le ombre si infittiscono e i colori lattiginosi divengono evanescenti come ectoplasmi: è la poetica della decadenza.
Dal 1969, Vespignani lavora a grandi cicli pittorici dedicati alla crisi della società del benessere: Imbarco per Citera (1969); Album di Famiglia (1971); Tra due guerre (1973-1975); “Come mosche nel miele” (1979-’85), Manhattan transfer (1987-2001).
Strettissimo il suo rapporto con la letteratura. Vespignani illustra il Decameron del Boccaccio, poesie e prose del Leopardi, i Racconti di Kafka.
La parabola di Renzo Vespignani giunge al termine il 26 aprile 2001 a Roma, all'ospedale San Camillo, per complicazioni postoperatorie in seguito a un intervento al cuore.
“Così vorrei la mia pittura: l'innocenza e la crudeltà di un sol viso. È come se un dio primitivo e decrepito si sforzasse di tornare bambino”. - R. Vespignani - img

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