Quadreria Cesarini: l'arte del collezionismo d'arte


CAFFèLARTE

Alessandro Caparesi

“Imparare a vedere è il tirocinio più lungo in tutte le arti.” -De Goncourt- (scrittore francese, 1822-1896)


Rubrica per Art Weekly Report; 24 Settembre 2012, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

imgLa Quadreria Cesarini si trova a Fossombrone, a 20 minuti d’auto da Urbino.
L’edificio risale al 1500 mentre la sede museale è stata costituita dal notaio Cesarini che l’abitava insieme alla moglie, ritratta in alcune opere e scomparsa giovane. Il notaio ha iniziato la sua collezione negli anni ’20 con l’acquisto di opere di Anselmo Bucci e Francesco Carnevali; il complesso, acquisito e ristrutturato a partire dal 1940, fu adibito a sede per la conservazione delle opere, sempre più numerose. La prima parte della Quadreria è stata inaugurata nel 1951, presente il pittore Anselmo Bucci che può essere considerato il “primattore” della casa con un numero di opere preponderanti sugli altri artisti e allocate nei locali principali, quelli adibiti all’epoca agli incontri mondani e culturali.
Alla scomparsa di Cesarini, il Comune di Fossombrone subentrava, per lascito, nella proprietà di ogni bene del collezionista che aveva così voluto farne dono alla città. Alla biglietteria è disponibile anche un catalogo a colori (giunto alla seconda edizione) e un piccolo book shop. Quello che colpisce della Quadreria non sono solo le opere pittoriche e scultoree presenti che per quantità, oltre 300, completezza e qualità ne fanno il principale museo d’arte moderna delle Marche, ma anche l’ottimo stato di conservazione dell’arredamento che denota chiaramente i gusti del proprietario che amava circondarsi di mobili e arredi, antichi e in stile, ori, argenti, bronzetti, porcellane e ceramiche marchigiane e non, tappeti, lampade... Trovano posto anche alcuni reperti archeologici tra cui spicca un cratere apulo con figure in rosso ed un volto di donna in marmo, apparentemente da scavo. Se si ha tempo e la fortuna di essere accompagnati dal personale, si può “sbirciare” anche quanto contenuto in alcuni mobili: in un armadio si trovano, ancora attaccati alle stampelle, i vestiti originali ed eleganti della bella e sfortunata moglie del notaio. Interessanti sono anche i locali “minori” tra cui una sala adibita alla conservazione di opere più antiche, ottocentesche, tra cui una Salomè di G.F. Guerrieri, a testimonianza che il notaio non si limitava ad apprezzare gli artisti contemporanei, un bagno arricchito da marmi pregiati ed un ambiente con opere del Bucci in periodo bellico.
I contemporanei sono alloggiati al piano superiore, divisi ordinatamente in nove sale (sistemazione curata dagli attuali gestori), dove, oltre ad altre opere dell’onnipresente Bucci, gli amanti della pittura italiana della prima metà del Novecento possono sguazzare da Walter Lazzaro (degni di menzione due piccoli dipinti ad olio di assolati paesaggi) a Nino Caffè, da Achille Funi al chiarista Renato Vernizzi, da un bronzo di Marino Marini ad un paesaggio di Morandi, dai Ragazzi di Olevano di Gino Severini alla Fine del Carnevale di Usellini. La sala 7 è dedicata ai marchigiani (Cesare Peruzzi, Giuseppe e Dante Montanari), mentre la 8 agli urbinati (Gallucci e Antonioni). Notevoli, nei contemporanei, a modesto avviso dello scrivente, Il detenuto di Walter Piacesi e Le tardone in piazza di Giuseppe Novello, nonché un paio di sculture di F. Messina (dal Galletto, un bimbo con l’aria di saperla lunga, ci si aspetta che da un momento all’altro possa venire un dispetto!) e il bronzo Ritratto di Barbara Hutton del Berti. La Quadreria comprende anche due giardini nelle quali si trovano alcune opere scultoree in marmo, tra cui le Tre grazie e il bambino derelitto di Biancini.
La sensazione che si ricava alla fine della visita, due ore circa che passano velocemente, anche troppo, è che, nell’abbuffata di forme, colori e anche odori che accompagnano il visitatore, si possa sentire ancora la presenza del notaio che per tanti anni ha cercato, accumulato e valorizzato le varie opere, mosso da una passione che lo accompagnò per la vita e lo spinse fino a vendere le proprietà terriere onde poter reperire nuovi fondi da destinare alla sua collezione. L’unica nota stonata deriva da una evidente sensazione di precarietà e scarsità di mezzi e risorse che certo non valorizzano la casa museo. Personale al minimo, areazione insufficiente, addirittura una saletta al buio perché “in Comune ancora non hanno provveduto”. Ci si può consolare, volendo scherzare, che una delle opere ivi presente, un nudo di spalle di N. Caffè, nel consueto gioco del vedo/non vedo (con prevalenza, nell’occasione, di quest’ultimo) nella penombra possa sembrare ancora più accattivante…img

Alessandro Caparesi