MIMMO ROTELLA: idillio urbano


Arte Contemporanea: personalità artistiche e riflessioni

Katia Caloi e Sandro Orlandi

“Nella vita e nell'arte bisogna fare le cose che gli altri non fanno” .- M. Rotella -


Rubrica per Art Weekly Report; Ottobre 2012, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

M.Rotella, "Gioventù", 1962
M.Rotella, "Gioventù", 1962

Vivacità, voyeurismo, freschezza, sottile malizia, caratteristiche incanalate in una poetica testimone del tempo, che sul rapporto arte-vita-città ha coniato la propria estetica.
Mimmo Rotella nasce a Catanzaro il 7 ottobre 1918.
Figlio di una modista, dopo la scuola media si trasferisce a Napoli per intraprendere gli studi artistici, anche se, nel '41, ottenuto un impiego al Ministero delle Poste e Telecomunicazioni si reca a Roma. Chiamato alle armi entra nel corso allievi ufficiali della scuola di Nocera, da dove viene mandato a Caserta. Si congeda tre anni dopo ed ottiene il diploma al Liceo Artistico di Napoli, in seguito al quale si trasferisce a Roma. La prima fase della sua attività è caratterizzata dalla sperimentazione di stili pittorici diversi che lo porterà a rivoluzionare i linguaggi artistici del dopoguerra. Nel 1951 allestisce la prima mostra personale alla Galleria Chiurazzi di Roma.
Il suo nome inizia a suscitare un notevole interesse tanto che nello stesso anno gli viene assegnata una borsa di studio dalla Fulbright Foundation. Negli Stati Uniti ha l'opportunità di conoscere i rappresentanti delle nuove correnti artistiche: Rauschemberg, Oldenburg, Twombly, Pollock e Kline.
Tornato a Roma, nel 1953, attraversa un lungo periodo di crisi, durante il quale interrompe la produzione pittorica. Convinto che tutto in arte fosse già stato fatto, ha improvvisamente quella che egli stesso definisce “illuminazione Zen”: la scoperta del manifesto pubblicitario come espressione artistica, come messaggio della città. Nasce così il décollage (inizialmente collage), incollando sulla tela pezzi di manifesti strappati per strada. La novità risiede nell’assumere a protagonismo le immagini massmediali, la cultura figurativa dei manifesti con i loro divi, sulla scia della Pop Art.
Il cinema è tra le sue principali fonti di ispirazione; è il linguaggio più adatto per cristallizzare l’eterno presente e, nel contempo, un valido strumento di indagine sociologica, culturale ed estetica. Nel 1960 aderisce al Nouveau Réalisme (anche se non ne firma il manifesto), teorico del quale è Pierre Restany e che vede raggruppati, fra gli altri, Klein, Tinguely, César, Spoerri, Arman e Christo. Trasferitosi a Parigi nel 1964 lavora ancora sulla definizione di una nuova tecnica, la Mec Art, con cui realizza opere servendosi di procedimenti meccanici su tele emulsionate. Continua la sperimentazione con la serie degli Artypo, prove di stampa tipografiche scelte e incollate liberamente sulla tela.
Con questo procedimento si diverte ad accavallare e sovrapporre le immagini pubblicitarie: "Ho invertito il mio vecchio modo di procedere: prima ho cercato di disintegrare, adesso cerco di reintegrare quella materia, quella realtà".
Lasciata Parigi per stabilirsi a Milano, negli anni Ottanta elabora le "blanks" o coperture d'affiches: manifesti pubblicitari ricoperti da fogli bianchi, come avviene per la pubblicità scaduta, secondo un'operazione concettuale.
Nel 1991 sposa la giovane economista russa Inna Agarounova, che nel 1993 mette alla luce la piccola Asya. Mimmo Rotella ha amato le donne e la loro immagine. La donna è l’espressione suprema della bellezza, e se l’arte ha come scopo primario occuparsi di bellezza non potrà che esserne la donna il soggetto privilegiato. Negli anni sono cambiati i canoni estetici; se nei Sessanta le dive del cinema incarnavano il simbolo del desiderio sessuale, nella contemporaneità tale ruolo passa alle interpreti dell’hard movie. Celebre il ciclo di décollage del 2002 che Rotella ha dedicato a Moana Pozzi. Mimmo Rotella lavora fino all'ultimo alle sue Marilyn, realizzandone ancora 12; sa che dovrà morire, ma dice di non avere paura, sistema le ultime cose e chiede ai suoi assistenti di essere accompagnato a casa, dove morirà poche ore dopo. È l'8 gennaio 2006.
“Strappare manifesti dai muri è la sola compensazione, l'unico modo di protestare contro una società che ha perduto il gusto del cambiamento e delle trasformazioni favolose”.

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Katia Caloi e Sandro Orlandi