VASILIJ KANDINSKIJ: spartito e pennello


Arte Contemporanea: personalità artistiche e riflessioni

Katia Caloi e Sandro Orlandi

“Se la musica è libera di non rappresentare, perché la pittura deve essere schiava della rappresentazione?” - V. Kandinskij -


Rubrica per Art Weekly Report; Ottobre 2012, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

V. Kandinskij, "Composizione", 1916
V. Kandinskij, "Composizione", 1916

Vasilij Vasil'evič Kandinskij nasce a Mosca il 4 dicembre 1866.
Proviene da una agiata famiglia borghese di Mosca, dove il padre è inserito nel commercio del tè.Quando i suoi genitori si separano, è la zia a prendersi cura della sua educazione. Già a dieci anni prende le sue prime lezioni di disegno e di musica. In seguito viene avviato agli studi di legge.
Nel 1892 si laurea e sposa la cugina Anja Cimiaki, conosciuta come uditrice all'Università di Mosca.L'offerta della cattedra presso l'Università di Dorpat, viene totalmente eclissata dalla decisione di continuare gli studi, ma questa volta all'Accademia di Belle Arti di Monaco di Baviera. Si dedica allo studio del pianoforte e del violoncello. Il contatto con la musica si rivelerà in seguito essenziale per la sua poetica.
Alla mostra dei pittori impressionisti francesi a Mosca, ha modo di conoscere i lavori di Claude Monet: “Mi sembrava che senza il catalogo in mano sarebbe stato impossibile capire ciò che doveva rappresentare il dipinto. Mi divenne perfettamente chiaro, però, che l'arte possedeva in generale una potenza assai maggiore di quanto pensassi, e che la pittura era capace di esprimere la medesima intensità della musica”.Questo imprinting viene rafforzato dalla rappresentazione del “Lohengrin” di Wagner al Bol'soj. “La pittura si mostrò davanti a me in tutta la sua fantasia e il suo incanto. Fu nel Lohengrin che sentii, attraverso la musica, l'incarnazione e l'interpretazione suprema di questa visione”.
I suoi dipinti dei primi anni del secolo sono paesaggi eseguiti alla spatola; temi fantastici derivanti dalla tradizione russa o dal medioevo tedesco; è un periodo di sperimentazione tecnica.
Nel 1901 fonda il gruppo Phalanx, dove conosce la studentessa Gabriele Münter. Kandinskij è sposato, perciò la loro relazione, durata 12 anni, viene definita “unione di coscienza”. Gabriele ha un’ironia che Vasilij non riusce a condividere: una volta definì i lavori del compagno “Spielerei”, passatempi. Kandinskij controbatte così: “Tu dici: passatempo! Tutto ciò che fa un artista è anche e solo un passatempo. Quando io gioco così, tutto il mio corpo risuona e Dio è nel mio cuore”.
Nel 1910 produce il suo primo acquerello astratto, dove nelle macchie più scure predominano il calore espansivo del rosso e la fredda contrazione dell'azzurro. Completano l'opera, i segni lineari e filiformi; indicazioni di movimenti possibili, che suggeriscono la direzione ed il ritmo delle macchie che vagano sulla carta. Nello stesso anno pubblica “Lo spirituale nell'arte”, testo fondamentale che paragona le varie arti, riconoscendo nella musica la capacità di andare oltre la rappresentazione, per approdare ad una dimensione più intima e disincarnata, quale appunto la musica è in grado di generare.
Nel 1911 fonda, insieme all'amico pittore Franz Marc, Der Blaue Raiter (Il Cavaliere Azzurro). Inizia così il periodo più intenso e produttivo della sua vita artistica, dai temi violenti e apocalittici, tratti dalle immagini religiose popolari di Germania e Russia.
Nel 1914, allo scoppio della prima guerra mondiale, Kandinskij rientra in Russia. Tuttavia, avvertita l'imminente svolta normalizzatrice, che avrebbe tolto spazio alla ricerca delle avanguardie, nel 1921 ritorna in Germania e non farà più ritorno in Russia.
Gabriele e Vasilij si lasciano nel 1916: lui si innamora di Nina Andreevskaja, figlia di un generale, e la sposa l’11 febbraio 1917, dopo il divorzio da Anja. Nello stesso anno nasce il figlio Volodia, che muore nel 1920. Tra il 1922 e il 1933 lavora come insegnante al Bauhaus, prima a Weimar, e poi, dopo il trasferimento della scuola, a Dessau. Con l'instaurazione della dittatura, accusato di bolscevismo, è costretto ad abbandonare il paese e a trasferirsi in Francia, in un sobborgo di Parigi.
Muore nel 1944 nell'abitazione di Parigi dove ha vissuto negli ultimi dieci anni della sua vita.
“Il colore è un mezzo di esercitare sull'anima un'influenza diretta. Il colore è un tasto, l'occhio il martelletto che lo colpisce, l'anima lo strumento dalle mille corde.”

img

Katia Caloi e Sandro Orlandi