GEORGE SEGAL: fantasmi urbani


Arte Contemporanea: personalità artistiche e riflessioni

Katia Caloi e Sandro Orlandi

“Per trovare l'universale, bisogna lavorare sul minimo”. - G. Segal -


Rubrica per Art Weekly Report; Novembre 2012, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

G. Segal, "Woman on a park bench", 1998
G. Segal, "Woman on a park bench", 1998

Mostrare realtà tanto significative quanto quotidiane e marginali.
Figure incisive di pesante immobilità, icone di solitudine ed estraniazione, ritratte in atmosfere sospese a significare la provvisorietà della vita umana e la sostanziale estraneità psicologica di ogni individuo verso l'altro, nonostante la vicinanza fisica.
Segal è l'artista più inquieto e interiorizzato della Pop Art.
George Segal nasce New York il 26 novembre 1924.
Figlio di immigrati ebrei russo-polacchi stabilitisi nel New Jersey, si scontra presto con la loro mentalità, tanto da lasciare l'azienda avicola di famiglia per dedicarsi al mondo incerto dell'arte. Sono gli studi intrapresi a Brooklin ad aprirgli nuovi orizzonti: qui, per poter frequentare la Hig School di Stuyvesant, George è ospitato da una zia e inizia ad appassionarsi all'arte.
Dopo il matrimonio con Helen nel 1946, Segal si stabilizza definitivamente nel New Jersey, dove acquista con la moglie un podere, meta annuale di ritrovo con gli amici artisti di New York: Roy Lichtenstein, Claes Oldenburg, Jim Dine, Andy Warhol. Lo stesso Allan Kaprow conia il termine “happening”, descrivendo le performance artistiche che hanno luogo nella fattoria-atelier Segal.
Nella New York degli anni Cinquanta, la risposta all'Informale si manifesta con il bisogno di imprimere una svolta generazionale ai movimenti artistici, a partire dal superamento dell'arte fine a se stessa, per agganciarsi di più alla realtà. Pertanto ognuno inventa qualcosa: Lichtenstein la Pop Art, George Segal il “plaster” (calco di gesso) sui modelli umani, ai quali affianca spesso allestimenti scenografici, completi di luci, effetti ottici e, talvolta, sonori.
Il suo modello è Duchamp:“Da lui ho appreso quanto sia espressivo di uno stato mentale persino un mobile anonimo”.
Al posto delle tradizionali tecniche di fusione, Segal apre la strada all'utilizzo artistico di garze impregnate di gesso (progettate per effettuare calchi ortopedici), come mezzo scultoreo. In questo processo, il modello viene avvolto in sezioni con bende, poi rimosse una volta essiccate e ricomposte. Tali forme non sono utilizzate come stampi: l'involucro stesso diviene la scultura finale, compresa la texture ruvida delle bende.
Nel 1971 Segal inizia ad impiegare il colore, stabilendo “l'umore” delle sue opere ed intensificando il rapporto Arte/Realtà.
Sebbene fin da subito abbia cercato di scrollarsi di dosso un certo tradizionalismo, Segal è “figlio” della cultura ebraica: il bisogno di possedere una terra, che poi è stato il suo atelier, il bisogno di stabilità: un'unica moglie e due figli. La necessità di sintesi tra interiorità ed espressività, spiritualità e fisicità. In alcuni gruppi scultorei emergono sfondi biblici come, ad esempio, l'opera “In memory of May 4” del 1970, ispirata ad un fatto di cronaca realmente accaduto, l’uccisione di manifestanti contro la guerra del Vietnam. Qui il sacrificio di Isacco per mano di Abramo è riproposto senza retorica.
Il linguaggio emula l'esistente, come in una commedia muta. I figuranti implodono in una tensione interiore,vittime e pedine del grande ingranaggio: in questo senso Segal è “popular”: i suoi “signor nessuno” sono la massa popolare, senza volto e senza nome: l'esatto contrario delle celebrità wharoliane. Il dato di partenza di tutte le opere di Segal è sempre il soggetto reale, ma il risultato finale è un estraniamento spazio-temporale, dove il luogo fisico è anche luogo dello spirito.
Negli ultimi anni si concentra sui particolari, curando in tal modo il suo interesse per il dettaglio. George Segal rimane attivo fino al giorno della sua morte, dovuta ad un tumore, il 9 giugno 2000 a South Brunswick, New Jersey.
“La vita quotidiana ha la reputazione di essere banale, poco interessante e noiosa. Mi sorprende, tuttavia, come essa sia sconcertante, misteriosa e insondabile”.


Katia Caloi e Sandro Orlandi