DOMENICO GNOLI : inventari di assenze


Arte Contemporanea: personalità artistiche e riflessioni

Katia Caloi e Sandro Orlandi

“L’oggetto parla di me molto più di ogni altra cosa, mi riempie di paura, disgusto e incanto.” - Domenico Gnoli -


Rubrica per Art Weekly Report; Novembre 2012, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

D. Gnoli, "IL ricciolo", 1969
D. Gnoli, "IL ricciolo", 1969

Anticipatore dei close up e blow up del contemporaneo, pittore di immagine, restìo al richiamo degli stereotipi modaioli e avanguardistici.
Nonostante i suoi lavori vengano battuti oltre il milione di euro, in Italia, il suo riconoscimento d'artista ha avuto un percorso travagliato: ignorato dalla critica, snobbato dal pubblico degli anni '60, e sottovalutato dai musei; la maggior parte delle sue opere è tutt'oggi di proprietà privata.
D'altrocanto per la cultura americana il suo operare era troppo elegante e severo. Forse troppo europeo.
Solo di recente la fama di artista è esplosa a livello mondiale.
Domenico Gnoli nasce a Roma, il 3 maggio 1933.
Figlio di Annie de Garrou e dello storico dell'arte e sovrintendente alle Belle arti in Umbria, Umberto Gnoli, Domenico ha una sorella più giovane di un anno, Marzia.
“Guarda me che lavoro; magari se ti piace, puoi apprendere qualcosa”
, dice, rivolgendosi al figlio, la contessa Annie de Garrou, pittrice e ceramista. Il padre Umberto lo indirizza verso la pittura, unica cosa che lo storico d'arte riteneva accettabile nella vita. Raro caso in cui un figlio cresce con la certezza del suo posto nel mondo: Domenico sapeva che avrebbe fatto il pittore.
Riceve in famiglia un'educazione artistica privata, approfondita successivamente ai corsi di disegno di Carlo Alberto Petrucci, direttore della Calcografia nazionale di Roma.
A soli diciassette anni allestisce la sua prima mostra. Nel 1952 si iscrive al corso di scenografia dell'Accademia di belle arti di Roma, presto abbandonato. Pittura e illustrazione sono i due volti distinti della produzione di Gnoli: quanto la prima nasce silenziosa, centrata sugli oggetti, tanto la seconda è ricca di episodi e personaggi fantastici e ironici.
Il giovane artista romano è incantato dalla vitalità degli oggetti, dalla personalità che essi assumono estrapolati dal loro usuale.
Durante gli anni Cinquanta lavora sia come scenografo nei teatri d'Italia, di Londra e Parigi, sia come illustratore per diversi giornali. Dal 1955 al 1962 vive a New York, dedicandosi alla pittura, e giungendo nel 1964 al repertorio per il quale, grazie alla corrispondenza con il gusto e le tematiche della Pop art, ottiene grande fama.
Nel 1959 sposa la modella Luisa Gilardenghi. Tre anni dopo, in seguito alla separazione dalla moglie, Gnoli si trasferisce a Parigi, continuando a creare illustrazioni per le riviste americane. Nella capitale francese incontra la pittrice Yannick Vu, sua futura seconda moglie.
A partire dal 1964, il mutamento decisivo: si schiude con tutto il suo fascino il mondo dettagliato degli oggetti, il tratto è lucente e perfetto, le tele divengono estremamente tattili.
Una tasca, una scarpa, la scriminatura dei capelli, visti da molto vicino e ingigantiti in scala, talvolta, monumentale: ecco la rappresentazione dell’infinitamente piccolo, il blow up dell'intrascurabile particolare. Un modo di dipingere nuovo e senza riscontri diretti nelle esperienze contemporanee, frutto di una riflessione originale sulle proprie radici nazionali, lontane e recenti, e sugli sviluppi dell'arte.
La produzione di Gnoli è purtroppo limitata a poche opere: in parte a causa della complicata e meticolosa tecnica d'esecuzione (acrilico mischiato a sabbia, che non lascia in evidenza il segno delle pennellate); in parte al tempo a sua disposizione..un cancro interrompe l'ascesa di Domenico Gnoli a soli 37 anni: è il 17 aprile 1970.
“La vita va considerata come un gran guardaroba, con tanti domini appesi negli armadi, ogni domino per ogni anno”.


Katia Caloi e Sandro Orlandi