I due volti della Fotografia al Museo Lissone


CAFFèLARTE

Sandro Orlandi

“Non c'è via più sicura per evadere dal mondo, che l'arte; ma non c'è legame più sicuro con esso che l'arte”. - J.W. Goethe -


Rubrica per Art Weekly Report; 26 Novembre 2012, Area Research, Intelligence e Investor Relations Banca Monte dei Paschi di Siena

imgIl Comune di Lissone ospita dal 2002 un rinnovato Museo d'Arte Contemporanea, un piccolo gioiello dell'operosa Brianza, dove trova sede una collezione di importanti artisti, quali Birolli, Moreni, Morlotti, Vedova, Tapies, Dorazio, Schifano ecc. Opere acquisite negli anni '50 in cui era attivo il Premio Lissone, premio ripristinato solo da qualche anno e che, oltre alla pittura, prende in considerazione anche il design, giustamente in quanto siamo in terra brianzola, dove vi è una notevole concentrazione di aziende del mobile.
La mostra attuale e che abbiamo visitato è intitolata “Made in China”, trattasi di un evento collaterale alla Prima Biennale Italia-Cina di Monza, e presenta le immagini delle opere di due artisti fotografi: uno cinese, Li Wei ed uno italiano, Marco Bertin. Entrambi figure di spicco dell'arte contemporanea, condividono il tema naturaLmente della Biennale Italia-Cina.
Al primo piano del Museo troviamo esposte le fotografie di Marco Bertin, e la prima cosa che colpisce è il colore rosso acceso che fa da sfondo a tutti i suoi lavori. E' una sua caratteristica quella di attrarre, sia con effetti cromatici e sia con i soggetti raffigurati, l'attenzione dello spettatore. Per ottenere un forte impatto, Bertin ha privilegiato l'effetto concettuale ed ironico, legato al “made in China”. Gli oggetti da lui scelti e fotografati, infatti, sono sì tutti stereotipi del mondo occidentale ma rigorosamente fabbricati in Cina ed il gioco sta proprio nell'averli messi in evidenza al di fuori del proprio contesto abituale. In più Bertin, con il mezzo fotografico, sfrutta la sua capacità di elaborare alcune situazioni sociali, etiche e morali con l'intento di arrivare ad un pensiero capace di stimolare l'elemento critico che c'è in tutti noi. Le sue immagini possono anche essere forti e dissacratorie ma mai sono volgari. Esse conservano sempre una grande compostezza ed equilibrio, valori da lui ricercati in maniera maniacale e frutto della sua assoluta padronanza tecnica. Di notevole impatto è la fotografia “ #r 8”, dove un tranquillo Buddha osserva con aria serafica un sofferente Gesù sulla croce, e qui ogni commento sulla differenza fra le due culture risulta superfluo.
Li Wei, esponente della versione cinese dell'esposizione, è uno tra i più bizzarri artisti dagli occhi a mandorla intervenuti alla Biennale. Il suo operare si innesta sull'esperienza della performance, utilizzando il proprio corpo ed interagendo con il corpo dei suoi amici. Poi fotografa.
Tutti i suoi lavori possono essere ricondotti allo stesso comune denominatore: annullare la forza di gravità che àncora i nostri piedi al suolo, permettendoci di spiccare il volo, con la leggerezza e la delicata ironia di un poeta. A Lissone trova posto, tra le tante, una sua magnifica opera "The baby Leaves From The Earth", pubblicata sulla copertina dell'edizione italiana di "Le sei reincarnazioni di Ximen Nao" dello scrittore cinese Mo Yan, Nobel per la Letteratura 2012. Li Wei sfugge alle catene delle ferree regole terrestri...le sue opere parlano alla libertà, nella sua più pura accezione.img


Sandro Orlandi