Manifesto Etico - Io Combatto


di Sarah Revoltella - Tema: guerre e conflitti

di Sarah Revoltella (in collaborazione con lo staff di ARTantide.com Gallery)


Installazione al Museo Archeologico Nazionale di Venezia
Installazione al Museo Archeologico Nazionale di Venezia

Siamo persuasi che

il compito dell'arte sia di denunciare lo stato delle cose mantenendo la propria indipendenza e le proprie finalità sovversive. Scopo dell'arte non è creare una nicchia elitaria tesa all'auto compiacimento e asservita al potere, ma avvicinare quante più persone possibile ad un approccio consapevole, alternativo e potenzialmente destabilizzante nei confronti dello status quo.

A tale scopo vogliamo denunciare le incongruenze che sottendono alle politiche speculative che stanno trasformando il pianeta in una discarica dove si producono conflitti all'ingrosso. Molti ci risponderanno che non è possibile perché la violenza c'è sempre stata ed è una parte fondamentale dell'essere umano e che le guerre sono necessarie. Noi ci opponiamo a questa visione pessimistica: l'evoluzione stessa ci sta spingendo in un'altra direzione, dominata dall'empatia.

Crediamo che

ci debba essere un'evoluzione nella struttura della società e della politica affinché gli investimenti che sottendono ai conflitti, siano di fatto sostituiti con altri tipi di economie, più etiche.

Non pretendiamo di eliminare la violenza tout court, se le persone vogliono battersi in un ring, o scontrarsi all'arma bianca, facciano pure. Quello a cui ci opponiamo sono le dinamiche imprenditoriali delle guerre contemporanee, nelle quali soldati mercenari, deliberatamente spersonalizzati, diventano i protagonisti di conflitti che somigliano sempre più a dei video games.

Il nostro obbiettivo è di cominciare a predisporre delle alternative per limitare i danni, mettendo a punto proposte artistiche volte a ricollocare i capitali tecnologici ed umani che vengono progressivamente destinati alla fabbrica dei conflitti.

Per tale ragione

chiediamo l'introduzione di salatissime pene pecuniarie per chi alimenta il mercato delle armi, siano civili, organizzazioni paramilitari o statali. Denunciamo l'ipocrisia del valore preventivo delle guerre in tutte le accezioni e stabiliamo una volta per tutte che il denaro può e dovrà circolare unicamente tramite altri canali, quelli dell'etica appunto, della “competizione etica”.

Abbiamo capito che

Nell'era dell'individualismo i sentimenti di esclusione e di non accettazione che evocano più le tribù in uno stato di guerra permanente che non l'immagine di un mondo globale e pacifico, vengono incoraggiati e alimentati di proposito. La guerra è un ottimo collante perché se da un lato genera divisioni, dall'altro affratella nel dolore, permettendo agli individui di caratterizzarsi nell'individuazione del nemico: la guerra crea uno scopo. Noi ci stiamo battendo per sensibilizzare l'opinione pubblica affinché si ribelli ai meccanismi economici che alimentano il “mercato della paura”; perché sappiamo che le incessanti guerre dalle modalità sempre più chirurgiche e virtuali, non sono altro che colossali spostamenti di denaro, camuffati da ideologie, più o meno alla moda.

Ci impegniamo

con le nostre opere a mostrare che un futuro diverso non solo è possibile, ma può essere decisamente conveniente. Perché lo sforzo concettuale ed economico che si opera nella costruzione di un progetto di morte, può e deve, essere indirizzato altrove. Abbiamo deciso di mettere a servizio le nostre competenze, abbiamo cominciato sottraendo terreno “all'estetica della guerra” per ricondurlo al mondo dell'arte. Vogliamo mettere a punto strategie alternative che diano forma ad una sofisticatissima “macchina rivoluzionaria” capace di decostruire la guerra (la parte interessante del lavoro sarà nello smontare gli ingranaggi che alimentano le aspettative...).

Tutta questa tensione folle e quasi eroica ci permetterà di dimostrare, un giorno, che talvolta, azioni apparentemente innocue, possono rivelarsi a posteriori assolutamente deflagranti.

Crediamo che

La nostra sia una lotta contro il tempo per sottrarre terreno alla guerra e ai presupposti, più o meno latenti che la sottendono, restituendolo al mondo dell'arte, perché siamo convinti che questa sia l'unica strada percorribile. A questa società che si ammanta del “valore” della tradizione, facendo leva sull'insicurezza dell'individuo e sul bisogno di appartenenza delle masse, modellate in cliché comportamentali prestabiliti, contrapponiamo la reinvenzione di un pianeta senza eserciti, nel quale gli uomini possano lavorare meglio, impiegando il proprio tempo liberamente, per maturare nuovi scenari, connessi ai principi dell'idealismo nell'immaginazione.


ARTantide.com e Sarah Revoltella


di Sarah Revoltella (in collaborazione con lo staff di ARTantide.com Gallery)